Pay tv, Giancarlo Leone: Premium e Sky? “Ne resterà solo uno, inevitabile”

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Lo stato di salute della tv generalista, della tv a pagamento, la “guerre” delle piattaforme, le sfide del mercato globale che attendono i produttori televisivi indipendenti, e la nuova governance della Rai. LoSpecialista.tv di questi temi ne ha parlato con Giancarlo Leone, fresco di riconferma alla presidenza dell’’Associazione produttori televisivi.

Qual è il primo punto nell’agenda del presidente Apt?

“Intanto si parte dalla riforma della normativa sia sul tax credit sia dell’articolo 44 del Tusmar”, la premessa di Leone, anche amministratore delegato di Q10Media (società da lui fondata nel 2017). “Norme che consentono oggi alla produzione indipendente di guardare con maggiore forza e fiducia al proprio futuro. Con un traguardo internazionale per la produzione italiana. Questo perché la globalizzazione del mercato, il rafforzamento sui singoli territori di piattaforme multinazionali over the top, le concentrazioni di grandi gruppi tra di loro e le acquisizioni di gruppi internazionali verso produttori italiani fanno sì che il mercato globale diventi la vera sfida per la nostra produzione. Ed è da qui che si parte”.

Ma qual è lo stato di salute della tv generalista italiana?

“Da una parte – ha aggiunto Leone – si nota un mantenimento delle soglie d’ascolto della tv generalista, soprattutto a favore di canali principali, penso a Rai1 e Canale5. Dall’altra c’è un rafforzamento dell’offerta pay sul satellite. Questo grazie anche ad alcuni recenti accordi annunciati da Sky con Netflix e Mediaset Premium. Questo lascia pensare che l’Italia si configuri come un’anomalia nel sistema televisivo internazionale con l’offerta free generalista e quella pay satellitare ancora con un’impronta più forte rispetto a quella tv on-line la cui crescita da noi è più contenuta rispetto ad altri Paesi”.

Non ti sembra che l’accordo commerciale del 30 marzo scorso configuri una resa di Premium rispetto a Sky nel mondo pay?

“La possibilità di una presenza forte di due soggetti sul mercato lineare pay è quasi impossibile – ha allargato le braccia Leone -. In questo momento la somma degli abbonati Sky e Premium arriva a stento a sei milioni. Dal mio punto di vista non sono una platea sufficiente per giustificare la presenza forte sul mercato di due operatori. Questo è un problema che in Italia c’è da sempre ma che in questi ultimi anni si è acuito. Non a caso Sky continua fare dei buoni risultati, ma certo non sono più consistenti in Italia come lo erano un tempo. E Premium da qualche anno è in netta perdita… Più che una resa mi sembra che abbiano realizzato entrambe la necessità di stringere un accordo commerciale. Il che non significa che Mediaset Premium si spegnerà, non è ancora questo il finale. Però certo tutto lascia pensare che a livello di offerta lineare alla fine resterà un unico soggetto pay ed è inevitabile. Perché nel frattempo ci sono altri soggetti a pagamento molto importanti, tra i quali Netflix e Amazon Prime video, che sull’offerta non lineare si stanno imponendo e stanno realizzando numeri importanti”.

Ma perché solo in Italia stentano a decollare le offerte della tv on-line?

“Intanto – ha ricordato Leone – Netflix e Amazon sono arrivati in ritardo non per colpa loro ma per colpa delle nostre infrastrutture. C’era l’impossibilità di dare al mercato tv una banda larga sufficiente. Ora si stanno facendo grandi passi avanti, ma il ritardo è di almeno sette-otto anni rispetto agli altri Paesi. Inoltre, sono entrati in un mercato decisamente difficile e affollato. Ricordo che in Italia nell’offerta lineare – intendo free, pay satellitare e pay digitale terrestre – ci sono oltre 400 canali. Di cui 130 sono free sul digitale terrestre. Non esiste in Europa un esempio simile di offerta così completa e gratuita. Netflix e Amazon stanno crescendo, i numeri ufficiali non si conoscono perché non vengono diffusi, ma i segnali raccontano che la crescita c’è ed è consistente. Ma non sarà così rapida”.  

62 anni, una vita in Rai dove è stato, tra l’altro, vicedirettore generale, direttore di Rai1 e ad di Rai Cinema. Con la riforma della governance, un dipendente del servizio pubblico entrerà nel nuovo cda dell’azienda. Una candidatura?

“Farei torto a tanti facendo un nome, non lo potrei mai fare. Amo l’azienda in cui sono stato per 33 anni. E sono ricambiato in termini personali da molti dipendenti. Posso solo dire – ha concluso Leone – che la presenza di un dipendente Rai nel cda sarà estremamente importante perché sarà in grado di fare da collante e da punto di riferimento tra le tante pulsioni e necessità interne e un consiglio d’amministrazione che inevitabilmente metabolizza interessi ed effetti che arrivano anche dall’esterno”.