Pensioni. “Salviamo la previdenza dei giornalisti” presenta tre proposte a Moles

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Il Sottosegretario all'Editoria, Giuseppe Moles. Foto da Dipartimento editoria.

A.A.A. idee per salvare le pensioni dei giornalisti cercasi. La crisi dell’istituto di previdenza di Via Nizza è ormai acclarata e diventa di giorno in giorno più acuta. Tre proposte, alternative l’una all’altra, le ha presentate il comitato “Salviamo la previdenza dei giornalisti” ricevuto dal sottosegretario Moles a Palazzo Chigi. L’incontro con comitato indipendente guidato da Carlo Chianura è stata l’occasione per rappresentare al Governo le preoccupazioni per il futuro previdenziale della professione ma soprattutto il dossier con le proposte elaborate in questi mesi. Il gruppo, che ha già raccolto oltre 2800 firme di giornalisti in attività e in pensione e le ha inviate al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha proposto tre idee su cui chiede “il parere e il contributo di tutte le espressioni della professione”.

Le tre proposte – La prima proposta prevede il “ritorno dell’Inpgi nella sfera pubblica”. “Prima del Decreto legislativo 509 del 1994 e sin dal 1956, con il Decreto del Presidente della Repubblica 781 – spiega il comitato che fa capo alla componente sindacale Puntoeacapo -, l’Inpgi è stato ente di diritto pubblico con personalità giuridica e gestione autonoma. Era stata la legge Rubinacci del 1951 a prevedere questo particolare status avendo preso atto della peculiarità dell’attività professionale dei giornalisti, che li vede esposti oltre che ai normali rischi inerenti il rapporto di lavoro anche all’alea delle vicende politiche. Venne riconosciuto all’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani “Giovanni Amendola” il carattere sostitutivo di tutte le forme di previdenza e assistenza obbligatorie nei confronti dei giornalisti professionisti. In base a questa forma giuridica, le prestazioni previdenziali sarebbero garantite dallo Stato, mantenendo comunque la governance autonoma prevista dal legislatore alla metà del secolo scorso”.

La seconda proposta, alternativa alla prima, è la creazione di un Fondo speciale presso l’Inps simile a quello disegnato nel 2003 per l’Inpdai, con clausole di salvaguardia dei diritti acquisiti, riconosciute dalla Cassazione con la sentenza 13980/2018, vale a dire con il mantenimento del pro-rata pensionistico. In questo modo si potrebbe risolvere lo “squilibrio strutturale della previdenza giornalistica tra numero di contribuenti e numero di assistiti”. “Parallelo a questo percorso – scrive ancora il comitato -, si ritiene auspicabile che, anche con legge ordinaria, le prestazioni vengano garantite dalla fiscalità generale per tutte quelle casse laddove il cambiamento radicale del mercato del lavoro causi uno squilibrio strutturale nel rapporto tra attivi e pensionati”.

Infine la terza ed ultima idea è quella di introdurre delle “forme innovative di riconoscimento del diritto d’autore”. Per esempio, spiega il comitato, si potrebbe applicare “un equo compenso dello sfruttamento digitale di contenuti editoriali, attraverso un contributo mensile, da quantificare, sui circa 104 milioni di Sim telefoniche attive in Italia”. Infatti, dal momento che la fruizione di contenuti giornalistici senza corrispettivo per gli editori è una delle maggiori cause di crisi del settore e che questa fruizione avviene soprattutto attraverso gli smartphone, la proposta del comitato è quella di introdurre un contributo forfettario a carico principalmente delle compagnie telefoniche che, in cambio, consenta agli utenti possessori di smartphone di leggere articoli, scaricare video e audio e in generale navigare senza costi nei siti di informazione.

Una soluzione, quella del prelievo sulle Sim telefoniche, che – aggiunge il comitato – non toglie la possibilità di proseguire su altre due strade da parte del Parlamento, del governo e degli stessi editori: la prima è quella della Digital Tax introdotta dalla Legge di bilancio 2019, a carico soprattutto delle Big Tech, su cui però si registra l’ostilità degli Stati Uniti, già manifestatasi con il recente Rapporto del rappresentante per il commercio. La seconda strada è quella degli accordi diretti con gli Over The Top, come avvenuto recentemente anche in Italia tra Google e 14 gruppi editoriali, o in Australia con Facebook.

Tre proposte diverse e alternative che, però, hanno alla base un convincimento comune e cioè che “la crisi del giornalismo di oggi, dunque anche della previdenza, si risolve in un solo modo: risolvendo il problema del precariato e del lavoro nero”.

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