Per 180 giornalisti Rai contratto “giusto” ma organizzazione sbagliata

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Redattore desk, autore testi, conduttore, presentatore, collaboratore testi, inviato, regista, videomaker, esperto artistico, esperto letterario e arti figurative, esperto tecnico scientifico. Eccole le figure – tutte iscritte all’Albo dei giornalisti, elenco professionisti – che per anni hanno svolto lavoro giornalistico nelle Testate Rai e in una trentina di programmi delle Reti. E per tutti loro la costante è sempre stata il precariato e comunque la mancata applicazione del contratto giornalistico. Finalmente – e di questo bisogna dare atto all’insistenza del Segretario Usigrai Vittorio Di Trapani, e al coraggio dell’amministratore delegato Fabrizio Salini – questi colleghi tra luglio e ottobre del 2020 hanno ottenuto quello che in Rai hanno ribattezzato come “giusto contratto”. Un’operazione che ha del miracoloso guardando all’attuale mercato editoriale dove di contratti giornalistici a tempo indeterminato se ne vedono davvero pochi e dove il precariato, le collaborazioni (anche gratuite) e le partite Iva la fanno da padroni.

UNA REDAZIONE DI 180 GIORNALISTI – In particolare stiamo parlando di 230 giornalisti tutti assunti entro il primo ottobre 2020, di cui una cinquantina sono stati assimilati dalle Testate. Ma ne rimangono 180 che ora chiedono dopo il “giusto contratto” anche un “giusto” inquadramento redazionale e una “giusta” organizzazione del lavoro. Compongono – dopo Tgr, Radio e RaiNews24 – la quarta redazione più grande del servizio pubblico. Contrattualmente sono tutti redattori ordinari e dipendono dalla “Direzione Editoriale per l’Offerta Informativa” affidata da maggio 2020 a Giuseppina Paterniti. E pur non avendo una Testata, hanno giustamente ottenuto di nominare una propria rappresentanza sindacale: il cdr è composto da Cristiana Raffa, Giovanna Bonardi e Francesco Palese. Ma ora attendono che parta quella che in Viale Mazzini hanno ribattezzato “Fase 2” del “giusto contratto”.

NIENTE RIFORMA DELLE NEWS – Il problema è che tutto questo processo di stabilizzazione doveva avvenire in coerenza col nuovo piano industriale scritto da Salini (che prevede una direzione orizzontale per l’approfondimento) e con il piano di riforma delle news. La direzione approfondimento informativo – che originariamente avrebbe dovuto ospitarli proprio come una Testata giornalistica – non è ancora nata. E probabilmente non nascerà, considerando che il cda è giunto a fine mandato e dal Parlamento hanno messo in guardia sul “possibile accentramento delle funzioni editoriali in un’unica persona che potrebbe pregiudicare il pluralismo”. Un’ipotesi, quella del super direttore, che piace poco anche all’Usigrai… Della riforma delle news, poi, se ne parla da anni ma in Rai delle nuova newsroom unica non se ne ha notizia. Così come è rimasto solo un take d’agenzia in vista del Natale il nuovo portale di informazione web con approccio social. Che fine hanno fatto? Insomma, va costruito un nuovo equilibrio tra Reti e Testate per l’offerta informativa. Un nuovo equilibrio che abbatta vecchi steccati. Ma chi lo sta cercando? Ora i giornalisti ci sono; i contratti ex articolo 1 pure; ma manca la nuova organizzazione del lavoro cucita su misura sui programmi che sono diversi dai Tg. Ed è qui che entra in gioco – oltre all’Usigrai, a Salini e alla Paterniti – il nuovo cdr. Innanzitutto dovrà pretendere che il contratto giornalistico venga correttamente applicato anche all’interno delle Reti.

I PRECARI NON FINISCONO MAI – Servono organigrammi redazionali che spieghino ad esempio a chi devono rispondere i redattori, con line di riferimento, una (piccola) gerarchia, gestione di orari e presenze. E quando saranno maturati i requisiti, i colleghi avranno diritto anche a promozioni. Ad esempio nei programmi delle Reti è pieno di inviati… Inoltre questi giornalisti sono tutti assunti dalla direzione della Paterniti, e sono assegnati temporaneamente, con apposite lettere d’incarico, ai programmi di Rete. E quasi tutti hanno in tasca lettere che scadono a giugno 2021. A quel punto, con l’arrivo dell’estate, cosa faranno? Saranno assegnati a nuovi programmi, magari in versione estiva? Resteranno al loro posto, per realizzare inchieste, in vista dell’autunno? Andranno a fare sostituzioni nelle Testate? Qualcuno dovrà cominciare a pensarci… E durante la campagna elettorale, i loro programmi saranno ancora ricondotti alle Testate giornalistiche o saranno ricondotti sotto la direzione della Paterniti? Nel frattempo, perché al precariato non c’è mai fine, la prima cosa da fare è regolarizzare quei colleghi, perché nonostante l’informata dei 230 ce ne sono ancora, che sono in attesa da anni del “giusto contratto”. Sono rimasti fuori (si dice oltre una ventina) dal “perimetro” individuato inizialmente dal “giusto contratto”. Sono sul piede di guerra. E in qualche modo bisognerà farceli rientrare. Altrimenti il contenzioso ritornerà ad ingrassare…

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