Per Askanews nel 2021 redazione part time (e in periferia)

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I giornalisti di askanews con il segretario di Stampa Romana, Lazzaro Pappagallo. Foto dal profilo twitter @CdrAskanews

Un’agenzia di stampa “part-time” e di periferia. Sembra essere questo il triste destino di Askanews, nata nel 2014 dall’integrazione delle agenzie Asca e Tmnews. A fine dicembre 2020, infatti, scade il periodo di cassa integrazione per i circa 80 giornalisti. E – in forza di accordi risalenti allo scorso febbraio (utili a scongiurare una ventina di licenziamenti) – le percentuali di cigs applicate fin qui (fino al 45% per i graduati e intorno al 16% per i redattori ordinari) diventeranno, alle stesse percentuali, contratti part time per tutti. Contratti non solo più dolorosi per le tasche dei colleghi – che dovranno rinunciare all’integrazione salariale dell’ammortizzatore sociale – ma che costituiscono anche un’incognita dal punto di vista produttivo. Che tipo di part time sarà? In quali giorni? Con quali orari? E come verranno gestiti?

Tutto questo – a quanto apprende AdgInforma.it – a venti giorni dalla scadenza della cigs, e con il Natale alle porte, non si sa ancora. Fonti interne all’agenzia raccontano invece – e la notizia è proprio di stamane – che l’Azienda avrebbe rispedito al mittente (il cdr) la richiesta di attuare per qualche mese a tutta la redazione una cassa Covid. Questo avrebbe consentito di arrivare fino a dopo che il piano di concordato (ai primi di febbraio 2021) sarà approvato dai creditori. Ma il management dell’agenzia – che attende nei prossimi giorni il via libera al piano da parte del commissario straordinario – avrebbe ritenuto che questa variante scombinasse i tempi della procedura mettendola a rischio.

Al momento, dunque, Askanews si appresta a diventare un’agenzia con tutto il personale in part time, e con una sede – attiva formalmente dal 5 agosto 2020, ma ancora non utilizzata dai giornalisti – che si trova non più a Largo Chigi (al centro di Roma) ma nella periferia della Capitale in zona Prenestina. Non certo l’ideale per chi ha l’ambizione di seguire da vicino quello che accade in città. Un locale messo a disposizione dall’editore Luigi Abete e che il cdr reputa “inadeguato ad ospitare una redazione giornalistica”. Giornalisti che ormai dall’inizio della pandemia lavorano da casa (a parte i colleghi che si trovano nei Palazzi della politica) e con i propri mezzi. Una gestione del lavoro giornalistico affidata alle chat e alle riunioni telematiche… A proposito di organizzazione del lavoro, anche su questo versante si registrano diversi problemi. Un recente ordine di servizio, infatti – contestato dall’assemblea di redazione – “cancella con un colpo di spugna i servizi cronaca, video ed esteri, un unicum nel panorama dell’editoria italiana”, spiega una nota del cdr.

Sullo sfondo, naturalmente, la difficile situazione di cassa dell’Agenzia di stampa che ormai va avanti da anni. Nonostante il part time e la cassa integrazione comportino un risparmio di 1,6 milioni circa ogni anno sul costo del personale, i conti di Askanews non tornano proprio. E non bastano le commesse di Palazzo Chigi (oltre 4 milioni l’anno) prorogate fino al dicembre 2021. Così come non bastano neanche i soldi che arrivano dal mercato privato tra abbonamenti e pubblicità. Non bastano per far quadrare il bilancio e per placare le ire dei numerosi creditori. Tra questi, quelli privilegiati sono proprio i giornalisti che hanno una lunga lista di ammanchi da rimproverare alla proprietà.

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