Per la Tgr una ricetta più federalista che sovranista, eccola

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Alessandro Casarin, dunque, è stato nominato direttore ad interim della Testata Giornalistica Regionale in seguito alle dimissioni di Vincenzo Morgante. E la sua nomina sarà effettiva da lunedì 1 ottobre. Ma perché il cda non lo ha nominato direttore e si è limitato all’interim? La prassi aziendale in questi casi è quella di dare l’interim a un vice della testata stessa e non di un’altra testata (Rainews). Una stranezza che in Viale Mazzini spiegano col gioco del totonomine. In pratica, quando Matteo Salvini e Luigi Di Maio accenderanno il forno delle nomine Rai per la grande infornata (forse già mercoledì 3 ottobre), quella di Casarin, nominato in quota Lega, sarà conteggiata a tutti gli effetti come una casella verde. Se lo avessero insignito oggi, in nome di un’urgenza, rischiava di passare in cavalleria. Tristezze della Rai in balia del Palazzo, che purtroppo siamo costretti ancora a raccontare. Speriamo solo di sbagliarci e che siano solo spifferi maligni del settimo piano…

Ma veniamo a cose più serie, ovvero alla difficile mission che aspetta Casarin. Torna a dirigere – stando ai dati del Piano Verdelli poi misteriosamente buttato nel cestino dal vecchio cda – 669 giornalisti distribuiti in 21 sedi. Quarantotto di loro sono dirigenti e poi ci sono 80 telecineoperatori. Ogni redazione galleggia tra i 20 e i 50 giornalisti. Un mondo così descritto da Milena Gabanelli: “Gli edifici sono faraonici, con interi piani inutilizzati, ma la qualità della cronaca locale non è sempre brillante: potenzialità enormi, inefficienza cronica. Ma, essendo i Tg regionali luoghi in cui sindaci e governatori esercitano la loro influenza, oltre che bacino di consenso per il potente sindacato Usigrai, si tira a campare”. Proprio un bel “report”…

Ebbene, a sentire il neo presidente Rai Marcello Foa non si tirerà più a campare. In cima alle sue priorità, infatti, ci sono il web e proprio il rilancio della Tgr. Sentite cosa ha detto in commissione di Vigilanza mercoledì 26 settembre. “Un altro tema al quale sono veramente molto sensibile è quello della Tgr. La Rai è l’unica azienda editoriale italiana che una sede in ogni regione italiana. E questo è molto importante. Noi sentiamo parlare della Rai come la Rai di Roma, talvolta di Milano o Napoli e ogni tanto Torino e basta. E invece no. L’idea di essere vicini al territorio e di permettere ai giornalisti delle sedi locali di avere un’esposizione mediatica superiore a quella che oggi hanno, l’idea di andare a cercare i talenti nelle sedi regionali per magari portarli nelle grandi redazioni centrali della Rai e permettergli di fare un’esperienza professionale arricchendosi è bellissima, e fondamentale. Così come – ha aggiunto Foa – le sedi nazionali devono sviluppare sempre di più la sensibilità su tematiche locali. Questo è un tema sempre molto trascurato perché non molto attrattivo in termini mediatici ma credo che faccia parte delle funzioni e delle ambizioni di un’azienda di servizio pubblico che intende rappresentare tutti gli italiani in tutte le regioni”.

Una ricetta federalista, più che sovranista. Leggete sull’argomento cosa ne pensa Matteo Salvini, che Casarin lo avrebbe “suggerito” all’ad Fabrizo Salini: “Io sogno una Rai che potenzi le realtà produttive a livello locale, quindi Napoli, Torino, Milano, e che smetta di essere romano-centrica. A differenza di chi mi ha preceduto, mi auguro che si punti sulle testate regionali, nessuna chiusura”.

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