Per mancato acquisto Premium, Vivendi “risarcirà” Mediaset-Rti con 1,7 mln

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Foto ufficio stampa Mediaset.

Un “risarcimento” di 1,2 milioni in favore di Mediaset e di 514 mila euro in favore di RTI. Avrà pochi zero l’assegno che Vivendi firmerà al “Biscione” per non aver acquistato Mediaset Premium nel 2016 venendo meno agli accordi con Cologno Monzese. Lo ha stabilito il Tribunale di Milano (sezione civile) che contestualmente ha respinto le altre due richieste (e qui gli zero erano davvero parecchi) di risarcimento di Mediaset-Fininvest nei confronti dei francesi in merito alla violazione dei patti parasociali (dovuti al rastrellamento di azioni del “Biscione” fino a sfiorare il 30%) e alla concorrenza sleale seguite alla vicenda Premium. L’assist ai francesi – che ha suggerito la sentenza ai giudici di Milano – è arrivato dalla Corte Europea di Giustizia il 3 settembre scorso.

ABBATTUTI I PALETTI – In Italia può un’impresa, anche attraverso società controllate o collegate, fare ricavi che superino il 20% del sistema integrato delle comunicazioni (Sic)? E può un’impresa, anche attraverso società controllate o collegate, i cui ricavi nel settore delle telecomunicazioni sono superiori al 40 per cento dei ricavi complessivi di quel settore, conseguire nel Sic ricavi superiori al 10 per cento? La risposta, fino a quest’estate, era certamente no. E questo in forza della Legge Gasparri. Poi, a settembre 2020, è arrivata la sentenza della Corte di Giustizia europea che di fatto ha abbattuto i “muri” eretti dalla Gasparri definiti “sproporzionati”. E ora il futuro è tutto da scrivere. E i giudici di Milano ne hanno preso atto…

MEDIASET IMPUGNERA’ LE SENTENZE – Mediaset in una nota esprime “soddisfazione per la conferma da parte del Tribunale di Milano del grave inadempimento Vivendi agli obblighi previsti dal contratto stipulato dalle parti l’8 aprile 2016. Mediaset impugnerà comunque entrambe le sentenze in appello in merito alla quantificazione del danno subito, anche alla luce degli elementi probatori evidenziati nel corso della parallela inchiesta penale a carico di Vivendi, elementi emersi successivamente allo scadere dei termini per la produzione di prove in sede civile e per questo non considerate dal Tribunale”.

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