Per Spotify 15 anni di vita (e di perdite)

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Daniel Ek, foto Wikimedia Commons

Sono passati più di 15 anni da quando – il 23 aprile del 2006 – gli imprenditori svedesi Daniel Ek e Martin Lorentzon fondarono Spotify, la piattaforma streaming che sarebbe poi divenuta il più grande colosso mondiale per la fruizione di musica on demand. La rivoluzione (che ha respinto nell’angolo la pirateria musicale e ha offerta una vetrina mondiale alle etichette) messa in atto in questi 15 anni è stata soprattutto quella di permettere agli utenti, gratis o tramite abbonamento, di ascoltare qualsiasi brano musicale in ogni momento e su qualsiasi dispositivo tecnologico che abbia la possibilità di ospitare il servizio.

UNA VITA IN PERDITA – 15 anni di Spotify, insomma, ma a leggere un articolo di sabato 21 agosto apparso su El Mundo, sono stati 15 anni di perdite. “L’azienda svedese – si legge – è leader nello streaming con la strategia di investire (sul modello Amazon, ndr) tutto ciò che ha guadagnato, ma non ha raggiunto una redditività sostenuta e finora quest’anno il suo valore (in Borsa, ndr) è già sceso del 10%”. Un problema – quello di far soldi con la musica online – che registrano anche altri colossi mondiali come Apple Music o Amazon Music. “Spotify ha dunque creato un mercato ed è diventato il leader indiscusso, come rivela il fatto che ha il doppio di utenti rispetto al concorrente più diretto, Apple Music. Tuttavia, non è riuscita, almeno per ora, a raggiungere una redditività sostenuta. In un momento in cui Big Tech si sta dedicando alla creazione di contenuti in massa e con i musicisti che cercano di ottenere una quota migliore delle entrate dello streaming, ciò potrebbe mettere ancora più pressione su Ek. Per ora, però, su Spotify non si registrano acquisti o scambi commerciali. L’inventore del settore dello streaming – conclude l’articolo – non cambierà”.

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