“Popolo sovrano”, Auditel pure. E Piervincenzi dà una “carezza” ai colleghi

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Su Rai2 cercasi l’erede di Michele Santoro. Carlo Freccero vuole riportare la grande informazione nel prime time del giovedì. E dopo Antonio Socci con “Excalibur”, Giovanni Masotti e Daniela Vergara con “Punto e a capo”, Anna La Rosa con “Alice nel paese delle meraviglie” e Nicola Porro con il suo “Virus”, il vulcanico Freccero lancia nella mischia Alessandro Sortino, con “Popolo Sovrano”. Un programma nato sulle ceneri di “Nemo”, con Eva Giovannini e la partecipazione di Daniele Piervincenzi. Un format che ieri sera non ha lasciato traccia Auditel: audience 520.950 e share 2,66%. Un crollo di spettatori del 65% rispetto alla media stagionale di Rete, fa notare lo Studio Frasi. Nanoshare che tengono il programma fuori dalla top ten del prime time. Persino Sky, una pay tv, sia con il Napoli che passeggiava in Europa League a Zurigo (gara trasmessa anche in chiaro) sia con Masterchef, ha fatto meglio! Certo, una puntata non basta per dare un giudizio su un nuovo programma d’informazione e il pubblico bisogna consolidarlo, e soprattutto strapparlo alla concorrenza di La7 dove imperversa Corrado Formigli con “Piazza Pulita”, e di Rete4 dove, come annunciato da LoSpecialista.tv, dal giovedì 7 marzo tornerà un certo Paolo Del Debbio…

Eppure del programma “Popolo sovrano” si è parlato molto in settimana, soprattutto per l’ennesimo pestaggio (ignobile) a Pescara di Piervincenzi (insieme a Sirio Timossi e a David Chierchini). E come non ricordare la terribile testata ricevuta da Roberto Spada a Ostia… Proprio lui, stamane, sulle colonne de Il Fatto Quotidiano spiega il clima che si respira andando, telecamera in spalla, nelle periferie d’Italia. E un paio di “schiaffoni” questa volta li molla ai suoi colleghi…

Daniele, intanto come stai?, gli chiede Silvia Truzzi. “Ho solo una strisciata sopra l’occhio: ho preso uno schiaffo, un pugno e un paio di calci. Sirio che voleva proteggere la telecamera invece è stato colpito alla schiena da calci e pugni ed è dovuto andare al Pronto soccorso, così come David”. Stanno aumentando i luoghi dove i giornalisti non possono entrare? “Ho ancora un approccio un po’ ingenuo. Fino a qualche tempo fa, anche nei luoghi più oscuri del Paese, riuscivi a parlare con le persone. Da qualche tempo è difficile, molto spesso impossibile. Tra Ostia, quando Spada mi ha preso a testate, e Pescara ho fatto una decina di servizi in giro per l’Italia. A Palermo, a Catania, a Bari, ma anche a Bergamo: in tutti questi posti c’è mancato davvero poco che ci menassero. L’ostilità è palpabile e anche l’atteggiamento intimidatorio, aggressivo”. E cambiato qualcosa? “Sì, nella mentalità delle persone. Siamo percepiti come nemici, le persone che vivono nei luoghi degradati dove andiamo con le nostre telecamere sono sempre arrabbiate. Spesso, schiumando di rabbia, ci hanno detto: lo Stato che cosa ci offre? Se io non spaccio, come campo la mia famiglia? Con la Rai ce l’hanno particolarmente”… …Quindi, sul finire della chiacchierata, una “carezza” ai colleghi giornalisti. “La maggioranza dei giornalisti ormai si alza dalla sedia della redazione per andare nei salotti televisivi a dispensare opinioni su argomenti di cui non sa nulla. I colleghi sono diventati tutti editorialisti: commentano cose che non vedono più, che non conoscono. Per questo la distanza tra il mondo reale e quello raccontato dai giornali è sempre più grande”.