Presto il dossier Sky sul tavolo dell’ad Rai Fabrizio di Salini

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In casa Sky l’hanno definito un “test”. Fatto sta che da settembre Canale 5 – dopo tre anni di criptaggio integrale – è tornato “gratis” e senza nessun pagamento dei diritti di ritrasmissione sul 105 della piattaforma satellitare; e presto – a Cologno vorrebbero già da ottobre – la stessa strada la percorreranno Rete4 (che prenderà il posto lasciato vacante a metà settembre da Rai4) e Italia1; e – ultima novità – nel 2019 tutto il bouquet (di canali generalisti e tematici) del “Biscione” sbarcherà su Sky. Una strategia, ora che la battaglia pay tra Premium e Sky è finita, necessaria a Cologno per dare spolvero al proprio brand e soprattutto per aumentare il proprio share tra un pubblico molto appetibile per gli inserzionisti. Nel frattempo sono quasi dieci anni (dal 2009) che la Rai ha criptato i propri canali su Sky, rinunciando a un contratto da 50 milioni l’anno per sette anni. Cosa farà in materia il nuovo cda che si è appena insediato?

Venerdì 21 settembre l’argomento Rai4, che dopo tre anni è scesa da Sky, è stato toccato al settimo piano. Ma – a quando apprende LoSpecialista.tv – non è ancora chiara quale sarà la strategia in materia del nuovo ad Fabrizio Salini. Di certo da Sky non sono arrivati segnali di pace: a Rai4 è stata offerta una collocazione dopo il canale 800, tra le televendite – scherza un dirigente di Viale Mazzini – e i film porno. E non c’è dubbio che l’ad Sky Andrea Zappia cercherà di far valere le proprie ragioni. Nella scorsa primavera, infatti, la piattaforma satellitare ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro la tv di Stato. E il vecchio cda si sarebbe anche attrezzato per dare battaglia. L’oggetto del contendere è l’articolo 19 del contratto di servizio 2018-22 riguardante la “neutralità tecnologica”.

In pratica Sky protesta per due ragioni: 1) Vuole che la Rai dia gratis (e senza criptaggi dei programmi più pregiati) i propri canali alla piattaforma satellitare per consentire la massima diffusione del servizio pubblico agli italiani che pagano il canone; 2) Vuole inoltre che la Rai, per raggiungere le zone italiane non coperte dal digitale terrestre, distribuisca, oltre alle tessere Tivusat, anche quelle di Sky.

“La Rai dovrà consentire – si legge nel contratto di servizio – previ accordi equi e non discriminatori, la trasmissione simultanea dei suoi canali sulle diverse piattaforme distributive televisive, a condizione che sia rispettata l’integrità dei marchi, dei prodotti e delle comunicazioni commerciali, fatti salvi i diritti dei terzi. In caso di ritardo o controversia nella conclusione degli accordi, ciascuno dei soggetti interessati può richiedere all’Autorità di verificare e stabilire, in base a criteri oggettivi quali l’ammontare del corrispettivo economico e la durata dell’accordo, le condizioni necessarie per la conclusione degli stessi”. Insomma un invito a Rai e Sky a trovare un accordo “equo e non discriminatorio”, con l’Agcom a fare da “arbitro”. Un accordo da condire magari anche con patti commerciali, spot televisivi sul canone, scambi di diritti televisivi dei grandi eventi e quant’altro. Il tutto per un valore di circa 25 milioni l’anno. In fondo è la metà di quello che Sky pagava alla Rai nel 2009…

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