Privacy. Boom digitale e piattaforme online al centro dell’attività del Garante nell’anno del Covid

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Il presidente dell'Autorità grarante della privacy, Pasquale Stanzione - Foto da streaming

Lo sviluppo del digitale e il massiccio utilizzo delle piattaforme online in tutti gli ambiti della vita nell’anno segnato dalla pandemia, sono state il fulcro dell’attività del Garante per la protezione dei dati personali che oggi ha presentato alla Camera la relazione sulla sua attività nel 2020.

Pasquale Stanzione, presidente del collegio che compone l’Autorità, ha sottolineato come, in un anno difficile come quello segnato dal Covid-19, “il digitale ha mostrato di poter essere al servizio dell’uomo, ma non senza un prezzo di cui bisogna avere consapevolezza: l’accentramento progressivo, in capo alle piattaforme, di un potere che non è più soltanto economico, ma anche – e sempre più – performativo, sociale, persino decisionale”. Per questo il 2020 ha visto il Garante impegnato “in una costante opera di bilanciamento” tra la necessità di assicurare da una parte, un funzionale trattamento dei dati – in particolare di quelli sulla salute – e, dall’altra, il rispetto dei diritti delle persone. In particolare, riguardo ad alcuni ambiti: le app di contact tracing; l’effettuazione dei test sierologici; la raccolta dei dati sanitari di dipendenti e clienti; il ”green pass”; la sperimentazione clinica e la ricerca medica; l’attivazione dei sistemi di didattica a distanza; il processo amministrativo e tributario da remoto.

“La funzione sociale della privacy – ha sottolineato Stanzione presentando la Relazione – è resa ancor più evidente in una congiuntura, come l’attuale, contraddistinta da rilevanti trasformazioni nel rapporto tra singolo e collettività, tra libertà e poteri, che rendono questa una stagione quasi costituente sotto il profilo della garanzia dei diritti”.

“I rischi – ha ammonito Stanzione – non sono soltanto quelli della condivisione virale di frasi o immagini che poi, a distanza di tempo, potremmo voler cancellare e non vedere più associate alla nostra persona. L’intelligenza artificiale consente anche di innestare immagini di nudo su visi tratti da foto. Più tracce di noi lasciamo in rete, più ci condanniamo a servitù (solo apparentemente volontarie), esponendoci all’azione di chi voglia colpirci, ad esempio, con il deep nude (tema su cui il Garante ha aperto un’istruttoria nei confronti di Telegram) o con altre forme di contenuti “fake”.
“Questi rischi – ha proseguito il Garante – sono, per i minori, amplificati dalla loro scarsa consapevolezza delle implicazioni di ogni loro ‘clic’, ma anche dall’effetto che ogni lesione dell’immagine o della dignità ha su una personalità più fragile, ancora in formazione. La via della consapevolezza è necessaria per non privare i minori, almeno ultra14enni, di una socialità che oggi si esprime anche in questi modi, conferendo loro, tuttavia, anche gli strumenti indispensabili per orientarsi in un contesto che altrimenti è davvero troppo più grande di loro”.

I media rispettino principio essenzialità – Per quanto riguarda l’attività giornalistica il Grarante ha sottolineato, anche quest’anno “diverse violazioni da parte dei media in merito al “rispetto alla dignità delle persone soggette a misure coercitive”, “tanto più gravi in quanto riguardano la persona – qualunque reato abbia commesso – in un momento di tale vulnerabilità”.

“Mai come in relazione a questi aspetti – ha aggiunto Stanzione – il giornalismo deve assolvere al suo alto dovere di informazione nel rispetto del canone di essenzialità, senza cedere alla tentazione della spettacolarizzazione e del sensazionalismo che rischia di far degenerare la pietra angolare delle democrazie (la libertà d’informazione, appunto), in gogna mediatica”.

Le cifre – In questo anno così particolare il Garante della privacy ha emanato 278 provvedimenti collegiali, 38 milioni di euro di sanzioni riscosse e ventuno ispezioni. Un dato che risente delle restrizioni anti-Covid. Interventi che sono stati per lo più incentrati “sulle grandi questioni legate alla tutela dei diritti fondamentali delle persone nel mondo digitale”. “In particolare – si legge nella relazione – le implicazioni etiche della tecnologia; l’economia fondata sui dati; le grandi piattaforme e la tutela dei minori; i big data; l’intelligenza artificiale e le problematiche poste dagli algoritmi; gli scenari tracciati dalle neuroscienze; la sicurezza dei sistemi e la protezione dello spazio cibernetico; il diffondersi di sistemi di riconoscimento facciale; la monetizzazione delle informazioni personali; il fenomeno del deep fake; il revenge porn”.

Crescono attacchi informatici e pedopornografia – “Il 2020 – ha aggiunto Stanzione – si è caratterizzato, a livello globale, per il record negativo degli attacchi informatici, agevolati dall’incremento del ricorso ai canali telematici per effetto della pandemia e assurti, poche settimane fa, a veri e propri atti ostili nell’ambito del conflitto per il dominio cibernetico”. “Alcune ricerche (Osservatorio Cybersecurity di Exprivia) – ha aggiunto – sottolineano come, nel primo trimestre 2021 in Italia si siano già verificati 349 reati informatici, in crescita del 47% rispetto al 2020, compresivi di furto dei dati nel 70% dei casi”. Altro fenomeno in crescita è quello della pedopornografia che nel nel 2020 ha visto un incremento del 132%, rispetto al 2019 dei casi trattati dal Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia e un aumento del 77% dei casi di vittimizzazione dei minori per grooming, cyber bullismo, furto d’identità digitale, sextorsion. “Il 68% degli adolescenti – dichiara Stanzione – risulta essere stato, nel 2020, testimone di casi di cyberbullismo. “Sono – avverte – dati allarmanti, che non possono non esigere un’assunzione di responsabilità collettiva rispetto a soggetti, quali i minori, le cui vulnerabilità possono renderli le vittime elettive delle distorsioni del web”.

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