Professione spin doctor

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Valerio Staffelli di "Striscia la notizia" consegna il tapiro d'oro a Rocco Casalino.

Un tempo si chiamavano banalmente portavoce. Poi abbiamo imparato a definirli spin doctor. E dal momento che il teatro delle operazioni della politica sono in particolare Twitter, Facebook e Instagram, spesso e volentieri stiamo parlando della variante vanagloriosa del cosiddetto social media manager. Ce ne parla stamane, in un lungo e dettagliato articolo, Riccardo Staglianò su Il Venerdì de la Repubblica. Un ritratto di professionisti che non staccano mai il telefono; che di buon mattino si abbeverano di social per ascoltare e analizzare quel che dice la gente online; che accompagnano il candidato dappertutto, gli fanno da aiutante e a volte anche da psicoterapeuta. Spesso, ma non necessariamente, sono giornalisti professionisti che alla vocazione per l’informazione hanno preferito quella (più redditizia) della comunicazione. Lavorano per parare i colpi, affrontare le potenziali crisi di immagine e, nel migliore dei casi, trasformarle in succose opportunità. “Una specialità professionale vaga – si legge – ma sempre più riverita anche in Italia. Come dimostra lo stipendio di Rocco Casalino (169 mila euro, più del presidente Conte per cui lavora)”. E comunque anche un part time non è da buttare via: è “pagato una cifra che certe famiglie ci campano”.

Alcuni spin doctor lavorano in proprio, altri fanno parte di agenzie. Alcuni lavorano per il miglio offerente, altri i candidati se li scelgono a costo di rimanere a bocca asciutta o di ripiegare sulle campagne aziendali. Tutti si fanno pagare bene, soprattutto sotto elezioni, con forchette che per le grandi agenzie vanno dai 100 ai 200 mila euro a campagna elettorale. E nell’articolo si fanno anche nomi e cognomi. Detto di Casalino, che non ha voluto rilasciare dichiarazioni riservandosi di farlo ad ottant’anni, si parla di Luca Morisi, anima della “Bestia” social che, nel racconto mediatico, avrebbe determinato la fortuna di Matteo Salvini. Poi c’è Daniel Fishman, stratega della milanese Consenso, che ha progettato, con risultati alterni, le campagne elettorali di Stefano Bonaccini e Raffaele Fitto. Quindi Dino Amenduni, socio della pugliese Proforma al servizio, tra gli altri, di Matteo Renzi: “Siamo quelli del maggior trionfo e della peggiore sconfitta”. E poi la Casaleggio che gestisce almeno 15 politici nazionali ognuno con più 100 mila like. Quindi Filippo Sensi, considerato il decano degli spin doctor. “Il più americano, almeno. È stato l’ombra di Renzi a Palazzo Chigi (che ha il buongusto di non abbreviare in Chigi, come usava nel Giglio magico) e c’è rimasto con Gentiloni. La svolta nella professione ‘è stata la Rete, dove chiunque può interpellarti direttamente 24 ore al giorno. Da un assedio continuo del genere il politico ha bisogno di qualcuno che lo schermi’”. O infine Pietro Raffa che, per la milanese MReAssociati, gestisce i social del sindaco Beppe Sala. Il tutto senza dimenticare che “il prodotto è sempre il politico, non il bel pacchetto intorno”. “Che il nostro lavoro si traduca in voti e quanti, nessuno lo sa” e che “l’ultima parola è sempre del candidato. Il politico sceglie il messaggio chiave e lascia a noi, “renderlo aerodinamico rispetto allo storytelling”. Insomma, “farlo scivolare meglio…”

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