Pronta per il varo la “nave” Rai, ora serve un “capitano”

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Corsa contro il tempo per Movimento 5 Stelle e Lega per individuare il nuovo amministratore delegato della Rai. E corsa contro il tetto di 240 mila euro che proprio stamane ha convinto Fabio Vaccarono, managing director di Google Italia, a dire no ufficialmente: “Sono considerazioni onorifiche – ha spiegato sul Corriere di Torino in merito alle indiscrezioni su una suo candidatura al settimo piano – ma sono contento di essere una manager di Google e penso ci siano ancora tante cose da fare qui”. Sul tavolo di Vincenzo Spadafora per il M5S e di Giancarlo Giorgetti per la Lega (la diarchia dedita alle nomine che ora con Giovanni Tria potrebbe diventare un triunvirato) ci sarebbero, stando alle indiscrezioni di stampa, una decina di nomi.

Tra gli esterni resistono Raffaele Annecchino, executive vice president di Viacom, Fabrizio Salini, ex direttore a La7 e attuale direttore generale di Stand by Me, e Alessandro Bompieri, direttore generale News Italy di Rcs (società che edita il Corriere della Sera). Tra le candidature interne, invece, Gian Paolo Tagliavia, chief digital officer, Luciano Flussi, capo delle risorse umane, Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema, Aldo Mancino attuale numero uno di Rai Way, e Antonio Marano, già vice dg di Viale Mazzini e ora presidente di Rai Pubblicità.

L’altra partita riguarda invece il presidente Rai di garanzia. Così chiamato perché necessita di 27 voti su 40 nel Parlamentino della Vigilanza Rai. Numeri alla mano, la maggioranza giallo-verde comanda 21 voti, servirà dunque il pulsante di Forza Italia (7 voti) o del Partito Democratico (7 voti). Più facile per la Lega – che pensa a Giovanna Bianchi Clerici – trovare una sponda “azzurra”. Ma oltre ai mugugni grillini – che però di recente hanno mostrato di essere di bocca buona sulla Rai – ci sono dei curricula, tra quelli scartati, che gridano vendetta: tra gli altri Carlo Freccero, Giovanni Minoli e Michele Santoro. E a volte ritornano…

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