“Proposta indecente” per la BBC: passi dal canone tv agli abbonamenti

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La provocazione arriva da oltremanica: la BBC sarebbe “più coraggiosa ed efficiente” se il canone fosse sostituito da un sistema di abbonamenti. Un “modello a contributo volontario non obbligatorio” che reciderebbe il cordone ombelicale che lega, anche nel Regno Unito, la Tv pubblica allo Stato. A lanciare il sasso nello stagno è Owen Bennet-Jones, che per la BBC ha lavorato come corrispondente estero per 25 anni. Secondo il giornalista, il canone – si legge sul Times – è “insostenibile” e crea degli incentivi che spingono l’emittente nazionale a evitare di turbare troppo la quiete della politica. E dei politici. Chiedendo invece agli utenti un abbonamento mensile in cambio dell’accesso ai propri contenuti, la BBC – suggerisce Bennet-Jones – si ritroverebbe in una “posizione di maggior forza”, producendo un giornalismo più provocatorio e mettendosi in condizione di competere con i giganti della rete Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google (i cosiddetti FAANG).

In un suo scritto per la London Review of Books, Bennet-Jones paragona il canone a una “imposta pro-capite” e sottolinea “il fallimento della BBC nello sfidare l’autorità, il suo nervosismo nel dire la verità e la sua inefficienza”, tutti aspetti “collegati al modo in cui viene finanziata”. Un nuovo sistema impostato sugli abbonamenti – fa notare Bennet-Jones – potrebbe mettere la BBC “in condizione di rimanere un’importante istituzione culturale non di proprietà di privati”. D’altra parte – aggiunge – gli utenti di Sky “pagano molto di più del canone, assicurando a Sky più del doppio degli introiti della BBC”, e il tutto “per un servizio molto meno completo”.

Nell’ipotesi “contributo volontario”, a integrare quanto raccolto con gli abbonamenti ci penserebbe in qualche modo il governo, in particolare – precisa il Times – per dare sostegno a generi di programmazione che tradizionalmente il mercato fa fatica a supportare come la TV per ragazzi e la radio di alta qualità. Attualmente, tutti i telespettatori britannici al di sotto dei 75 anni devono pagare un canone di 150,50 sterline, anche se non accedono ad alcun canale BBC, con multe fino a mille sterline per chi si rifiuta di sborsare il dovuto. Il quotidiano britannico fa due conti e ricorda che lo scorso anno questo approccio ha consentito all’emittente nazionale di intascare 3,83 miliardi di sterline. Ai quali si sono aggiunti altri 1,23 miliardi in ricavi commerciali.

La “proposta indecente” di passare dal canone a un sistema di abbonamenti non incontra il favore dei piani alti della BBC. E non da oggi. Già nel 2015, il direttore generale Lord Hall of Birkenhead si era espresso contro l’idea: “Pagando tutti qualcosa, – aveva detto – riceviamo tutti ottimi servizi per molto meno di quanto ci costerebbero se si prendesse la strada del modello ad abbonamento”. Più di recente, non più tardi di un paio di giorni fa, una portavoce dell’emittente britannica ha invece ricordato la “consultazione governativa sul futuro della BBC”, alla quale “hanno risposto 200 mila persone” e, di queste, “solo il tre per cento si è detto favorevole all’abbonamento”.

La provocazione di Bennet-Jones arriva a pochi giorni dalla notizia che un milione 870 mila famiglie britanniche rischia di perdere il canone gratis introdotto da una riforma del 2001. In vista del rinnovo della concessione previsto per il 2020, il servizio pubblico britannico ha fatto capire al governo che non potrà più sostenere il costo annuale di 745 milioni di sterline del beneficio (di cui godono in totale quattro milioni 640 mila inglesi) senza dover effettuare profondi tagli ai servizi.