Protezione civile Puglia. Sospeso il bando per l’ufficio stampa

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protezione civile pugliaSospeso. Il bando per l’assunzione di un giornalista come addetto stampa della Protezione civile, è stato bloccato grazie alla mobilitazione dell’Assostampa pugliese. A scatenare le proteste dell’organizzazione i parametri molto restrittivi del bando che sembravano tagliati su misura per una persona sola, ovvero l’attuale addetta stampa dell’assessore alle Opere pubbliche Fabiano Amati cui, guarda caso, fa capo la protezione civile. “È singolare che, con un confronto in atto con il sindacato dei giornalisti per la riorganizzazione degli uffici stampa regionali – prosegue Lorusso – qualcuno in Regione abbia pensato di compiere una fuga in avanti, inserendo l’assunzione di un giornalista in un bando riguardante la protezione civile. Il ritiro deciso dal capo del personale, su sollecitazione del sindacato dei giornalisti, è stato quanto mai tempestivo, anche perché ha sgombrato il campo da equivoci e veleni che i requisiti di partecipazione, troppo specifici e restrittivi, stavano già generando”. Sul tema l’Assostampa si augura che “il governo regionale avvii al più presto una trattativa anche per definire regole chiare per il reclutamento e l’inquadramento contrattuale e previdenziale dei sempre più numerosi giornalisti che collaborano a vario titolo con le varie strutture regionali, al di fuori degli uffici stampa istituzionali regolati dalla legge regionale numero 14 del 1987”. Critiche sul bando che prevede, oltre al posto da giornalista, altri nove posti alla protezione civile pugliese, giungono da Nino Marmo del Pdl. Mentre la Regione provvede, costretta dalla Consulta, all’“azzeramento di 12 anni di onorato lavoro” facendo uscire dalla porta 620 dipendenti, dalla finestra fa rientrare assunzioni nella stessa categoria D (funzioni direttive) per di più – a giudizio di Marmo – pilotate con una discriminazione di genere: sarebbero ammesse solo donne. In realtà, gli aggettivi al femminile utilizzati nel bando si riferiscono al termine “unità lavorativa” adottato nel testo, e non ad un orientamento “a sesso unico” come ravvisato da Marmo, che per questo individua nel bando finanche rilievi di incostituzionalità. Vista la vicenda, restano in piedi, però, i “sospetti sui reali interessi dell’Amministrazione regionale nella dolorosa vicenda delle retrocessioni, tanto più se correlata con altre infornate analoghe in corso”. Dura la contestazione di Mimmo Magistro (Psdi): “Pensavamo ci fosse un limite alla decenza, è un atto che non può restare impunito, è uno schiaffo ai 300.000 giovani disoccupati pugliesi perché utilizza una tecnica raffinata di clientelismo in più fasi. Nella prima si addestrano i giovani con master, stage o contratti di collaborazione e nella seconda – dice – si assumono con strumenti più o meno legittimi ma a misura”. anto, il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna conferma per il 18 la seduta del consiglio regionale dedicata alle retrocessioni. Dal canto suo l’Assessore alle opere pubbliche Amati difende il bando. “Come protezione civile sappiamo solo che la regione Puglia è obbligata ad organizzare il centro funzionale di Protezione civile, sul quale abbiamo ricevuto più di una volta formale diffida ad adempiere dal Dipartimento nazionale, pena sanzioni. La composizione soggettiva del Centro funzionale non è stabilita a capriccio, ma deve sintonizzarsi col “metodo Augustus”, che è un documento di riferimento nazionale di pianificazione dell’emergenza. È dunque estremamente scorretto dire che la figura professionale dell’addetto stampa sia spuntata a caso”. “Un’ultima questione – conclude Amati -, la più delicata per me. In questa storia, solo con sussurri e di ciò mi rammarico, viene evocata la mia addetto stampa personale (pagata da me), giornalista professionista pluri-titolata (perché la scelsi per questo motivo), quale presunta destinataria del posto in selezione. Allo stato e per via del turbamento che questo argomento mi ha prodotto, sarei orientato a chiederle di non partecipare eventualmente alle procedure di selezione, pur consapevole che la mia istanza personale violerebbe assieme il suo diritto e i titoli professionali adeguati, che con merito, e presumo fatica, ha conseguito”.