Pubblicità personalizzata e privacy, big tech alle strette. E Google lancia About this Ad

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La mela morsicata, simbolo di Apple
La mela morsicata, simbolo di Apple

Pubblicità personalizzate, privacy e Big tech. Un rapporto di odio amore lega i grandi marchi tecnologici e le pubblicità su misura per gli utenti, tarate sui dati di navigazione online. Da un lato l’evidente vantaggio di profilare gli utenti nella vendita di pubblicità, dall’altro l’esigenza di rispettare la privacy dei propri clienti, sempre più sensibili alla tema della protezione dei dati personali.

In questo eterno dilemma si inseriscono i due ricorsi presentati dal “None of your business” (Nyob), l’organizzazione viennese fondata da Max Schrems, ai garanti della privacy tedesco e spagnolo, contro il sistema “Apple Idfa”. L’organizzazione che si occupa della tutela della privacy dei cittadini europei, chiede alle due Authority la rimozione di questo sistema giudicato al pari di un cookie di profilazione.

Il codice Idfa è inserito su tutti i dispositivi iOS ed ha varie funzioni come per esempio per fare “frequency capping” ovvero impedire che ad un utente sia mostrata troppe volte la stessa pubblicità (cosa che potrebbe accadere quando ad esempio un utente utilizza in poco tempo varie applicazioni con contenuti pubblicitari), per determinare l’efficacia di una campagna di marketing (il fattore di conversione) e altri scopi (finalità statistiche, debugging, etc.).

Secondo i ricorrenti questo identificativo si comporta, di fatto, come un cookie e come tale dovrebbe essere trattato: l’utente dovrebbe dare il proprio consenso a fornire questi dati agli inserzionisti pubblicitari. Cosa che al momento non avviene visto che è possibile disattivare la condivisione dell’Idfa solo con andando nelle impostazioni e selezionando “limita monitoraggio annunci”. Ma la tesi della NYOB non si limita all’assimilazione Idfa/cookie, ma precisa che questo sistema può essere utilizzato come un vero e proprio strumento di di profilazione, consentendo agli advertiser di tracciare il comportamento dei possessori di iPhone non solo sul browser, ma anche nelle altre app a cui accedono, elaborando così preferenze di consumo e fornendo annunci modellati su tali preferenze.

La tesi difensiva di Apple, che sul tema privacy è spesso avanti a tutti, è che già l’azienda si sta muovendo in questo senso: già da giugno scorso aveva annunciato di voler consentire agli utenti di disattivare gli annunci personalizzati anche se poi l’effettiva applicazione di questa novità ha subito qualche ritardo, anche per le reazioni negative degli inserzionisti. E così la modifica è stata annunciata per l’inizio del 2021.

Su questo tema anche Google, finito nel mirino sia dell’antitrust europeo che statunitense per problematiche relative alla concorrenza e alla sua posizione dominante sul mercato, sta prendendo provvedimenti. Con il suo Google Advertising ID, BigG si comporta esattamente come Apple, riuscendo a mettere a sistema le informazioni raccolte con gli ulteriori dati derivanti dalle attività di ricerca effettuate attraverso Google anche su altri dispositivi.

Attualmente Google consente agli utenti di resettare l’advertising ID e di disattivare la pubblicità in app personalizzata dalle impostazioni del dispositivo, spuntando la voce “disattiva personalizzazione annunci”, ma per le richieste del Nyob non sarebbe sufficiente.

Ma nelle prossime settimane, il colosso tecnologico ha intenzione di garantire agli utenti un controllo maggiore sulle pubblicità che visualizzano nel corso della navigazione. E lo farà con l’introduzione della nuova funzione “About this Ad”, che non è altro che un upgrade di “Why this Ad”, un’opzione che a suo modo permette di controllare la pubblicità indesiderata Google. Il predecessore di “About this Ad” permette agli utenti di capire perché visualizzano una determinata pubblicità facendo riferimento al targeting di Google. Ma ora la nuova funzione permetterà di bloccare o segnalare gli annunci pubblicitari che visualizzate online. Se l’inserzione non convincerà l’utente, questo potrà anche chiedere informazioni su chi l’ha pubblicata, così da verificarne l’integrità. In questo modo, gli utenti stessi avranno la possibilità di gestire e controllare l’enorme mole di pubblicità a cui sono sottoposti ogni giorno, scegliendo ciò che è più utile o congeniale per loro.

“Le persone desiderano ricevere informazioni sugli annunci che vedono e avere la possibilità di segnalare le inserzioni che non sono adatte a loro. About this Ad fornisce un miglioramento sia a livello di trasparenza degli annunci pubblicitari, sia della singola esperienza che ogni utente vive sui diversi dispositivi”. Così Sophie Finck, Product Manager di Google ha commentato la nuova funzionalità introdotta dal colosso tecnologico.

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