Qn nuovi tagli e foliazione del lunedì ridotta. tre giorni di sciopero

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Andrea Riffeser Monti. Foto da streaming

I quotidiani del gruppo Qn riducono la foliazione del lunedì ed è scontro tra i Comitati di redazione e l’editore Andrea Riffeser Monti che è anche il presidente della Federazione italiana editori (Fieg). Già ieri, domenica 3 Aprile, i giornalisti di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, la Nazione e Il Giorno hanno incrociato le braccia per quello che è stato il primo di tre giorni di sciopero proclamati dal Coordinamento dei Cdr. “Il Coordinamento dei Comitati di redazione del gruppo Editoriale Nazionale (Qn, Quotidiano.net, il Resto del Carlino, la Nazione e Il Giorno) – scrivono i rappresentanti sidacali in un comunicato – proclama sciopero per domenica 3 aprile, dopo la decisione dell’azienda di tagliare drasticamente la foliazione del lunedì, impoverendo i fascicoli di cronaca nazionale, sportivi e di cronaca locale”.

Ennesimo ridimensionamento – “Nei tavoli con l’azienda – tuonano i giornalisti nella nota -, i Cdr hanno tentato invano di porre un argine all’ennesimo ridimensionamento dei giornali deciso dall’editore Andrea Riffeser Monti che non sazio di un piano di crisi che prevede decine di prepensionamenti, di un pesante regime di cassa integrazione del corpo redazionale, chiede ancora sacrifici ai giornalisti riducendo al minimo le presenze domenicali e massacrando il giornale del lunedì, come già avvenuto al Giorno. Tutto questo ingannando i lettori con campagne pubblicitarie fasulle annunciando più pagine quando in realtà vengono più che dimezzate”.

Storiche testate bistrattate – “I giornalisti dell’Editoriale Nazionale – conclude la nota – sono stanchi di vedere bistrattate testate storiche e radicate da secoli in importanti città da chi pensa solo ai propri tornaconti personali. Per questo motivo lo sciopero di domani impedirà la pubblicazione di giornali ridotti all’osso che i nostri lettori non meritano, non aggiornando anche i siti delle testate. I Cdr organizzeranno altre forme di manifestazione e di lotta nei prossimi giorni”.

La risposta di Monti – Un comunicato duro a cui non si è fatta attendere la replica dell’editore Andrea Riffeser Monti: “Ho letto con dispiacere e profonda amarezza la mail dei Comitati di Redazione che annuncia lo sciopero – scrive Monti in un comunicato -. Non Vi nascondo che questa azione oltre ad essere in spregio a qualsivoglia buona regola di corrette relazioni industriali, si inserisce in un momento di grande difficoltà per il settore e l’azienda.
Ricordo a tutti che come Vostro Editore da oltre trent’anni ho garantito a Voi e alle Vostre famiglie la regolarità nei pagamenti delle retribuzioni”.

Riduzione costo del lavoro per garantire continuità – Contrariamente a quanto riferito le iniziative di riduzione del costo del lavoro sono necessarie per garantire la continuità aziendale e per far fronte all’aumento insostenibile dei costi delle materie prime, Vi ricordo a tal proposito che il costo della carta, dell’energia, delle lastre, è aumentato più del doppio in questo ultimo periodo. Il piano di prepensionamenti al contrario di quanto viene riferito deve essere visto come un’opportunità. L’azienda a fronte di investimenti cospicui è riuscita ad ottenere l’accesso al beneficio pensionistico per numerosi di Voi, che senza alcun intervento traumatico ha raggiunto il traguardo pensionistico lasciando il testimone a tantissimi nuovi giornalisti che sono stati inseriti anche nella neonata redazione web che conta ormai più di 34 unità”.

Deluso – “Come Vostro Editore sono profondamente deluso perché tale iniziativa appare non solo inopportuna ma anche ingiusta soprattutto perché si colloca in un momento difficilissimo per le nostre aziende e per l’intero settore che mi pregio ancora di presiedere come FIEG, il cui solo scopo è quello di ricercare nuove risorse per sostenerci e dare continuità alle aziende editoriali. Confido che tale iniziativa sindacale del tutto inaspettata, che peraltro mi risulta non condivisa da tutte le redazioni, possa essere ancora revocata per il bene delle nostre testate storiche e per i lettori che ingiustamente verrebbero privati del loro giornale.

La contro risposta: “Non accettiamo lezioni” – “Intanto le ricordiamo che da chi è editore, come lei, di una azienda condannata in passato per comportamento antisindacale non prendiamo lezioni di sindacato” hanno controreplicato i Cdr -. Conosciamo benissimo le difficoltà che vive il mondo dell’editoria e la situazione della nostra impresa, sappiamo che i costi dell’energia e delle materie prime aumentano e infatti a gennaio abbiamo concordato di alzare il numero di giornate di cassa integrazione, tagliando ulteriormente le buste paga, proprio per aiutare con il nostro sacrificio a far quadrare i bilanci. Tagli che vanno avanti da tantissimi anni: glielo ricordiamo. Vero, i prepensionamenti sono un’opportunità per molti di noi, ma di investimenti non se ne sono visti e nella nuova redazione web non ci sono stati ancora inserimenti, anzi per ora non è altro che una sommatoria dei redattori che già lavoravano a internet. Come lei sa, prepensionamento in questa azienda non vuole dire rinnovamento: il giornale è pieno di articoli firmati dai pensionati, alcuni dei quali continuano a frequentare tranquillamente le sedi del giornale anche dopo la pensione, con tanto di ufficio e stipendio, in barba a ogni regola. Siamo noi a essere delusi da lei che ogni mese ci chiede tagli e intanto pensa a come riscuotere il suo milionario Trattamento di fine rapporto attingendo dalle casse dell’Editoriale Nazionale: risulta dai bilanci”.

“Nessuno di noi – continua la nota – si è tirato indietro ai tavoli sindacali, molte nostre proposte sono servite a sistemare tantissime cose che non andavano e anche nell’ultima trattativa abbiamo solo chiesto di non massacrare le cronache locali, quelle sportive e il fascicolo nazionale che come sa sono ancora la principale fonte di reddito di questo gruppo. Sono mesi che ci confrontiamo con i suoi manager, non ci siamo mai sottratti, ma le decisioni non possono essere prese in maniera unilaterale come lei vorrebbe, pensando solo a ridurre il costo del lavoro indiscriminatamente e senza mai pensare al prodotto che viene proposto in edicola e sul web. Per tutti questi motivi è ora di dire basta a questa politica che la contraddistingue da anni (pagare gli stipendi poi non è qualcosa per la quale essere elogiati, ma è previsto dai contratti e dalle leggi), attingendo da una parte alle nostre buste paga e dall’altra a fondi statali, e per questo ribadiamo lo sciopero in tutte le redazioni dei nostri giornali (Uor del web compresa) diffidando chiunque dall’aggiornamento dei siti internet delle testate in sciopero. Ai colleghi diciamo che lavorare oggi sarebbe uno sgarbo ai lettori (il prodotto in edicola in tutte le regioni sarebbe penoso) e alla loro professionalità in un momento nel quale l’unità del corpo redazionale è fondamentale. L’unica strada per revocare lo sciopero è tornare già da oggi alle edizioni complete, senza accorpamenti.

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