Radio digitale, nuovo regolamento Agcom

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radiovecchia.jpgL’era digitale investe anche la radio. Dopo la televisione, che sta progressivamente spegnendo in tutta Italia il segnale analogico in favore del digitale terrestre, è arrivato il momento della svolta anche per la “sorella cieca”. Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, infatti, ha approvato il nuovo regolamento che disciplina la fase di avvio delle trasmissioni radiofoniche terrestri in tecnica digitale. Il regolamento, che sostituisce quello adottato dall’Agcom nel 2005, è frutto – si legge in un comunicato – dei risultati dell’indagine conoscitiva condotta dall’Authority alla fine del 2007 sui nuovi standard della radio digitale: dalla verifica è emersa la necessità di un adeguamento della regolamentazione vigente nell’ottica della “neutralità tecnologica” e del massimo pluralismo del settore. A differenza di quanto avvenuto per la televisione, le trasmissioni radiofoniche in tecnica digitale non sostituiranno le trasmissioni tradizionali in FM, ma si affiancheranno ad esse in banda VHF e banda L, per consentire all’utente ed agli operatori un’ampia possibilità di scelta. Le nuove frequenze digitali prenderanno il posto di quelle occupate dalla televisione analogica che si stanno gradualmente liberando. La pianificazione delle frequenze avverrà, quindi, per aree territoriali, via via che si realizzeranno gli switch-off della televisione analogica. Il regolamento, garantiscono dall’Agcom “assicura parità di trattamento” a tutte le emittenti radiofoniche, nazionali e locali che intenderanno sviluppare la radio digitale. Ai fini dell’assegnazione delle frequenze l’Authority, come stabilito dalla legge, consulterà la Rai e le associazione rappresentative delle emittenti private. I diritti d’uso sulle frequenze saranno assegnati dal ministero dello Sviluppo economico ai consorzi delle emittenti nazionali e ai consorzi delle emittenti locali. La Rai avrà a disposizione un blocco di diffusione, come prevede la legge per la programmazione di servizio pubblico. Le emittenti nazionali avranno a loro volta a disposizione due blocchi di diffusione mentre per le emittenti locali saranno previsti, nei singoli bacini, fino a 11 blocchi di diffusione. Le emittenti che non aderiranno ai consorzi “avranno comunque a disposizione la capacità trasmissiva necessaria per irradiare il programma già diffuso in analogico, con parità di trattamento rispetto a quelle aderenti ai consorzi”. La nuova regolamentazione, sostengono ancora dall’Authority, “introduce un equilibrio” tra le risorse spettanti ai vari comparti (servizio pubblico, emittenti nazionali private ed emittenti locali) e tiene conto delle esigenze di tutte le emittenti radiofoniche analogiche, favorendo il concreto sviluppo della radio digitale, che sino ad ora ha stentato a trovare un assetto stabile sia per la mancanza delle frequenze della banda VHF-III (in gran parte occupate dalla televisione analogica) sia per un certo grado di conflittualità degli operatori. Il tutto “in un’ottica di pluralismo, concorrenza e innovazione tecnologica e di rapida transizione alle tecnologie digitali” anche nel settore radiofonico.