Rai: 180 giornalisti, con “giusto contratto” ma senza direttore, minacciano sciopero

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La giornalista Rai Giuseppina Paterniti, Foto da streaming

Redattore desk, autore testi, conduttore, presentatore, collaboratore testi, inviato, regista, videomaker, esperto artistico, esperto letterario e arti figurative, esperto tecnico scientifico. Eccole le figure – tutte iscritte all’Albo dei giornalisti, elenco professionisti – che per anni hanno svolto lavoro giornalistico nelle Testate Rai e in una trentina di programmi delle Reti. E per tutti loro la costante è sempre stata il precariato e comunque la mancata applicazione del contratto giornalistico. Finalmente – e di questo bisogna dare atto all’insistenza del Segretario Usigrai Vittorio Di Trapani, e al coraggio dell’amministratore delegato Fabrizio Salini – questi colleghi tra luglio e ottobre del 2020 hanno ottenuto quello che in Rai hanno ribattezzato come “giusto contratto”. Un’operazione che ha del miracoloso guardando all’attuale mercato editoriale dove di contratti giornalistici a tempo indeterminato se ne vedono davvero pochi e dove il precariato, le collaborazioni (anche gratuite) e le partite Iva la fanno da padroni.

UNA REDAZIONE DI 180 GIORNALISTI – In particolare stiamo parlando di 230 giornalisti tutti assunti entro il primo ottobre 2020, di cui una cinquantina sono stati assegnati alle Testate. Circa 150 erano partite Iva e hanno avuto un contratto “depotenziato” a tempo determinato per un anno. Gli altri 80 circa, invece, che già erano dipendenti Rai, sono stati solo novati con contratto a tempo indeterminato. Ad alcuni di questi 150 il contratto scade il 9 luglio 2021. Ad altri – la maggior parte – scade il 30 settembre 2021. Tutti questi contratti diventeranno a tempo indeterminato. Nel frattempo le lettere d’incarico ai programmi o alle Testate scadono il 30 giugno prossimo. Cosa succede adesso?

CERCASI DIRETTORE – Ora questi 180 giornalisti – che proprio oggi, venerdì 28 maggio, alle 15 faranno la loro prima assemblea – chiedono dopo il “giusto contratto” anche un “giusto” inquadramento redazionale e una “giusta” organizzazione del lavoro. Compongono – dopo Tgr, Radio e RaiNews24 – la quarta redazione più grande del servizio pubblico. Contrattualmente sono tutti redattori ordinari e dipendono dalla “Direzione Editoriale per l’Offerta Informativa” affidata da maggio 2020 a Giuseppina Paterniti. E pur non avendo una Testata, hanno giustamente ottenuto di nominare una propria rappresentanza sindacale: il cdr è composto da Cristiana Raffa, Giovanna Bonardi e Francesco Palese. Ma ora attendono che parta quella che in Viale Mazzini hanno ribattezzato “Fase 2” del “giusto contratto”. Una “Fase 2” che – a quanto apprende AdgInforma.it – non promette nulla di buono. La Rai vorrebbe ricollocare i 180 giornalisti assegnati alla Paterniti in pianta stabile nelle singole Reti. I giornalisti sono allarmati: lamentano una latitanza da parte della Paterniti che non svolgerebbe il ruolo di direttore e si rifiuterebbe di incontrare il sindacato interno rischiando il comportamento anti-sindacale. Per loro, andare in pianta stabile in una Rete vuol dire non avere un direttore: si apre una grande questione – ancora irrisolta – sulla responsabilità editoriale e sui diritti doveri di questi giornalisti. Servono organigrammi redazionali che spieghino ad esempio a chi devono rispondere i redattori, con line di riferimento, una (piccola) gerarchia, gestione di orari e presenze. E quando saranno maturati i requisiti, i colleghi avranno diritto anche a promozioni (e chi li promuove se il direttore non c’è?). Inoltre questi giornalisti sono tutti assunti dalla direzione della Paterniti, e sono assegnati temporaneamente, con apposite lettere d’incarico, ai programmi di Rete. Con l’arrivo dell’estate, cosa faranno? A chi si devono rivolgere? Saranno assegnati a nuovi programmi, magari in versione estiva? Resteranno al loro posto, per realizzare inchieste, in vista dell’autunno? Andranno a fare sostituzioni nelle Testate? Qualcuno ci sta pensando? E durante la campagna elettorale, i loro programmi saranno ancora ricondotti alle Testate giornalistiche o saranno ricondotti sotto la direzione della Paterniti? In pratica un “esercito” di soldati semplici, destinati a rimanere tali e senza un “generale”.

NIENTE RIFORMA DELLE NEWS – Il problema è che tutto questo giusto processo di stabilizzazione doveva avvenire in coerenza col nuovo piano industriale scritto da Salini (che prevede una direzione orizzontale per l’approfondimento) e con il piano di riforma delle news. La direzione approfondimento informativo – che originariamente avrebbe dovuto ospitarli proprio come una Testata giornalistica – non è ancora nata. E probabilmente non nascerà, considerando che il cda è giunto a fine mandato e dal Parlamento hanno messo in guardia sul “possibile accentramento delle funzioni editoriali in un’unica persona che potrebbe pregiudicare il pluralismo”. Un’ipotesi, quella del super direttore, che piace poco anche all’Usigrai… Della riforma delle news, poi, se ne parla da anni ma in Rai delle nuova newsroom unica non se ne ha notizia. Così come è rimasto solo un take d’agenzia in vista del Natale il nuovo portale di informazione web con approccio social che si chiamerà Rai24. Che fine hanno fatto? Insomma, va costruito un nuovo equilibrio tra Reti e Testate per l’offerta informativa. Un nuovo equilibrio che abbatta vecchi steccati (e potentati). Ma chi lo sta cercando? Ora i giornalisti ci sono; i contratti ex articolo 1 pure; ma manca la nuova organizzazione del lavoro cucita su misura sui programmi che sono diversi dai Tg. Ed è qui che entra in gioco – oltre all’Usigrai, a Salini e alla Paterniti – il nuovo cdr. Innanzitutto dovrà pretendere che il contratto giornalistico venga correttamente applicato anche all’interno delle Reti.

I PRECARI NON FINISCONO MAI – Nel frattempo, perché al precariato (e alle prime utilizzazioni) non c’è mai fine, la prima cosa da fare è regolarizzare quei colleghi, perché nonostante l’informata dei 230 ce ne sono ancora, che sono in attesa da anni del “giusto contratto”. Sono rimasti fuori (si dice oltre una ventina) dal “perimetro” individuato inizialmente dal “giusto contratto”. Sono sul piede di guerra. E in qualche modo bisognerà farceli rientrare. Altrimenti in Viale Mazzini il contenzioso ritornerà ad ingrassare…

RISCHIO SCIOPERO – “L’assemblea dei giornalisti della Direzione editoriale per l’offerta informativa della Rai (alla quale sono assegnati 180 giornalisti distaccati alle reti, guidata da Giuseppina Paterniti) ha approvato all’unanimità le seguenti mozioni. Mozione 1 – visto il mancato riconoscimento delle rappresentanze sindacali da parte del direttore Paterniti e visto il mancato completamento della struttura giornalistica della DEOI da parte dell’azienda, impegna il comitato di redazione a intraprendere ogni iniziativa che ritenga necessaria: • sul piano vertenziale (compreso lo stato di agitazione, l’assemblea permanente, e un eventuale pacchetto di giorni di sciopero da concordare con l’assemblea); • sul piano della comunicazione pubblica; • sul piano legale (compreso il ricorso all’ art. 28 dello Statuto dei Lavoratori per comportamento antisindacale) per scongiurare l’arbitraria assegnazione del personale giornalistico della Deoi alle reti; per obbligare l’azienda e il direttore al rispetto dei diritti dei giornalisti e delle rappresentanze sindacali e per ottenere il rispetto del contratto giornalistico e la sua applicazione in tutte le sue articolazioni. L’assemblea chiede inoltre al Cdr di chiedere il supporto, oltre che dell’Usigrai, della FNSI, firmataria degli accordi per il Giusto contratto. Mozione 2 – L’Assemblea dei giornalisti della direzione editoriale per l’offerta informativa chiede la piena attuazione degli accordi del ‘giusto contratto’ con la regolarizzazione degli esclusi dal primo bando e dei free lance, secondo le norme condivise. I giornalisti della Deoi solidarizzano con i colleghi esclusi e sono pronti a tutte le forme di mobilitazione finché la situazione non sarà sanata”.

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