Rai: “A grande richiesta” Laganà presenta il conto a Coletta (e Ballandi)

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Riccardo Laganà, foto da streaming

C’è chi, evidentemente non soddisfatto dalle recenti audizioni in Vigilanza di Fabrizio Salini e Stefano Coletta, vuole vederci chiaro sul programma di Rai1 “A grande richiesta”. Si tratta del consigliere d’amministrazione Riccardo Laganà che – rappresentante dei dipendenti al settimo piano – da inizio mandato si batte per la valorizzazione delle risorse interne e per evitare che interi pezzi del palinsesto vengano appaltati a format esterni e ai desiderata degli agenti. Il 23 febbraio ha preso carta e penna e – a quanto apprende AdgInforma.it – ha scritto all’intero vertice dell’Azienda, alla commissione di Vigilanza, e al magistrato della Corte dei Conti. L’oggetto della missiva è “Produzione sabato sera Rai1 ‘A grande richiesta’”.

LA LETTERA – “Destano estrema preoccupazione – premette Laganà – i risultati di ascolto della produzione del sabato sera di Rai1 ‘A grande richiesta’ realizzata in appalto totale dalla Ballandi per una previsione di costo a puntata di circa omissis, come riporta il piano di produzione e trasmissione 2021 recentemente approvato a maggioranza. Se la prima puntata ‘A grande richiesta-parlami di amore’ aveva conseguito il preoccupante 10,2% di share, la seconda puntata ‘A grande richiesta: minaccia bionda’ ha raccolto, in un periodo in cui il pubblico potenziale è costretto a casa dalle normative Covid, l’8,3%. Il combinato disposto di tali risultati di ascolto, discutibili scelte autoriali e la decisione di realizzarla interamente in appalto ha fatto infuriare le lavoratrici e i lavoratori Rai che da tempo attendono di avere la loro possibilità e di essere valorizzati e che non si accontentano più delle solite, sterili motivazioni riferibili ad asserita cronica carenza di mezzi e personale. Normalissima diligenza aziendale avrebbe peraltro consigliato di andare in diretta laddove possibile o registrare le puntate del programma con cadenza settimanale al fine di valutare per tempo eventuali correttivi e in ipotesi persino di sospenderlo per bassi ascolti (con conseguente significativo risparmio del costo a puntata) come avvenuto per altre produzioni di reti Rai. Invece parrebbe che – salvo smentita – con inusuale urgenza e sollecitudine si sarebbe già provveduto a registrare tutte o quasi le puntate pianificate, circostanza che – se confermata – costringerebbe l’Azienda a corrispondere per intero alla società di produzione l’importo pattuito per il lavoro svolto persino nell’ipotesi in cui si decidesse la chiusura anticipata del programma per bassi ascolti. La sollecita registrazione di tutte le puntate pianificate – sempre se confermata – tutela il superiore interesse aziendale (che è un interesse di servizio pubblico) a rivedere programma e palinsesto, oppure serve solo a garantire alla società esterna il profitto pattuito per intero? Apprendo invece che la soluzione intrapresa sia quella di continuare con il costoso progetto editoriale in appalto totale spostando – continua Laganà – la messa in onda dello stesso al martedì sera contando, evidentemente, sulla minore offerta editoriale e concorrenza delle reti private. Ad ogni modo, al di là del caso specifico, come noto, vado da tempo chiedendo che i contratti di appalto, nelle loro varie declinazioni (appalto puro, coproduzione, etc), vengano modulati con una parte di corrispettivo variabile in considerazione degli ascolti conseguiti e per non far ricadere gli oneri economici di un eventuale insuccesso unicamente sulle casse aziendali (il rischio d’impresa che normalmente è a carico dell’appaltatore, non può essere a totale carico Rai come avviene con le attuali formule contrattuali che sembrano tutelare i soli appaltatori). Vale la pena ricordare che per programmi che raggiungono risultati di ascolto al di sotto delle attese, Rai verosimilmente consegue anche minori introiti pubblicitari. Dal contratto d’appalto scaturisce non una mera obbligazione di mezzi, bensì di risultato che deve essere conforme agli obiettivi di qualità, editoriali e di ascolto prefissati (in difetto, non è corretto corrispondere l’intero importo pattuito). Tanto premesso, considerato il grave periodo di crisi anche economica in atto con conti aziendali che segnano un grave deficit, nel rispetto delle ‘funzioni di controllo e garanzia’ riconosciute per statuto (Art. 25.1) ai consiglieri di amministrazione, chiedo copia del contratto di appalto. Chiedo inoltre – conclude Laganà – sin da ora che: venga immediatamente rideterminato al ribasso il corrispettivo pattuito nel contratto di appalto totale per la produzione in oggetto peraltro già spostata dal sabato sera al martedì (con conseguente perdita di intrinseco valore); considerata la situazione dei conti aziendali, invito sin da ora il Collegio Sindacale e magistrato della Corte dei Conti a vigilare per i profili di competenza e le attività di istituto; vengano acquisite le valutazioni sulla fattibilità complessiva del progetto editoriale della competente Vice Direzione di Rete Pianificazione Economica e Mezzi –Ufficio Piani e Contratti- della Rete Uno. Chiedo infine che venga fissato con la massima urgenza un odg incentrato sul tema degli ascolti delle reti generaliste, scelte editoriali e relativi impatti sulla raccolta pubblicitaria”. Vediamo se “A grande richiesta” qualcuno risponderà…

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