Rai: in cda il bilancio, i palinsesti estivi e la nomina del consigliere-dipendente

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Una prima illustrazione del bilancio 2017, approvazione dei palinsesti estivi e tempistica per l’avvio della procedura che porterà all’elezione del dipendente Rai nel nuovo consiglio d’amministrazione. È questo – a quanto apprende LoSpecialista.tv – il piatto forte del consiglio d’amministrazione della Rai che si riunirà domani, mercoledì 18 aprile, alle 12 in Viale Mazzini. Ma andiamo con ordine e partiamo dai conti.

Viale Mazzini dà i “numeri”

Al settimo piano andrà in scena una prima presentazione del bilancio 2017 in vista, ai primi di maggio, dell’approvazione.  Il bilancio consolidato del Gruppo Rai chiuderà l’esercizio 2017 con un leggero utile: si dice 8-10 milioni di euro. Nel 2016 l’utile era stato di 18,1 milioni, mentre nel 2015 perdita per 25,6 milioni. Il fatturato 2017 si attesterà intorno ai 2,5 miliardi, di cui 655 milioni in arrivo dalla raccolta pubblicitaria e il resto, poco più di 1,8 miliardi, dal gettito netto del canone Rai. Un pochino più complicata, invece, la quadratura dei conti per i nuovi inquilini di Viale Mazzini nel 2018. Un anno pari, in cui andranno a bilancio ad esempio gli esborsi per i diritti tv delle Olimpiadi invernali. Un 2018 che al momento è stimato con un passivo – salvo sorprese – di circa 5 milioni.

La Maggioni scrive alle istituzioni

Approvati poi, senza troppi patemi, i palinsesti estivi, il cda si dovrà occupare della procedura di nomina – come previsto dalla legge n. 220 del 2015 – del dipendente Rai nel prossimo board. Davvero difficile, guardando all’impasse in cui si trova il Quirinale, immaginare una via di uscita in tempi brevi. Anche perché senza governo non ci può essere la commissione di Vigilanza che mantiene un ruolo importante nella procedura. Da quanto trapela dal settimo piano, il cda potrebbe scrivere una lettera all’azionista Tesoro e ai presidenti di Camera e Senato per precisare di essere pronto all’inizio della procedura e di attendere semaforo verde. Un modo per mettersi a disposizione delle istituzioni coinvolte nella nomina del nuovo cda e non essere inadempiente.

La nuova Legge

L’attuale cda scade formalmente con l’assemblea degli azionisti che deve tenersi per legge entro fine giugno. Sessanta giorni prima, entro fine aprile e quindi ci siamo, la Camera (due consiglieri), il Senato (due consiglieri), il ministero dell’Economia (due consiglieri tra cui il futuro ad) e la Rai (un consigliere) devono per legge pubblicare sul proprio sito istituzionale l’avvio della procedura di nomina. Trenta giorni prima, invece, in Viale Mazzini si deve insediare la commissione elettorale (seggio aperto 24 ore, voto elettronico e segreto) con la presentazione dei candidati. La consultazione – in caso di mancato raggiungimento del quorum del 50% degli aventi diritto – prevede il doppio turno.

Le regole del “gioco” Rai

Per candidarsi occorrono tre anni di anzianità aziendale, almeno 150 firme o la presentazione delle organizzazioni sindacali (Usigrai, Adrai, Cgil, Cisl, Uil, Snapter, Ugl, Libersind) firmatarie del contratto di lavoro collettivo o integrativo della Rai SpA. Ma soprattutto essersi distinti per “onorabilità, prestigio, competenza professionale e notoria indipendenza di comportamenti”. Come trovare – questo il dilemma – un dipendente Rai con tale curriculum disposto a mettersi in aspettativa (e a pagarsi i contributi da solo in cambio) di 66 mila euro lordi l’anno? Mission impossible. Tant’è che ai piani alti già si è lavorato alla stesura di un “emendamento”. Un escamotage  approvato dal cda per consentire al futuro consigliere Rai di rimanere anche dipendente dell’azienda e di percepire i 66 mila euro annui come “bonus” oltre allo stipendio. L’aspettativa, insomma, non sarà obbligatoria. Lo resterà, invece, il tetto dei 240 mila euro. A meno che – scherzano nei corridoi Rai – la guida dell’Azienda non la si voglia considerare una prestazione artistica… Il tutto per buona pace della Corte dei Conti, visto che il consigliere-dipendente non presterà l’opera alla tv di Stato e non avrà titolo per percepire lo stipendio.

Il ruolo dei sindacati

La Rai conta circa 12 mila dipendenti: circa 10 mila quadri-impiegati-operai; 1.700 giornalisti e 300 dirigenti. Circa 10 mila (quelli assunti a tempo indeterminato) saranno gli aventi diritto. Di questi circa 5.000 sono iscritti ai sindacati che dunque giocheranno una partita importante non solo nelle candidature. L’Usigrai (il sindacato dei giornalisti) ad esempio conta oltre 1.500 iscritti. Se in Rai decideranno di non aspettare le lungaggini delle altre istituzioni (Camera, Senato e azionista Tesoro), per fine giugno eleggeranno il loro dipendente-consigliere. Se saranno bravissimi – individuando un nome digeribile per Terza Repubblica – avrà anche buone chance di diventare un presidente-dipendente. Ma il rischio del paradosso di un consigliere “appeso”, eletto al 30 giugno ma destinato a non prendere servizio nella Sala Orsello, è dietro l’angolo. Meglio concordare, per iscritto, una tempistica…