Rai: CdR Reti: dopo “Giusto contratto”, intollerabile ricorso a nuove prime utilizzazioni

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Photo by Jana Shnipelson on Unsplash

“La nuova stagione radiotelevisiva è iniziata e le Reti hanno ricreato le redazioni dei rispettivi programmi facendo ricorso ancora una volta a nuove prime utilizzazioni di figure giornalistiche”. Lo denuncia una nota del CdR della Direzione Editoriale per l’Offerta Informativa Rai. “Un comportamento in aperto contrasto con l’obiettivo annunciato dal nuovo Amministratore Delegato di contenimento dei costi. Il blocco delle prime utilizzazioni era un impegno preso dall’azienda, e ricordato più volte da Usigrai, nell’ambito degli accordi per la stabilizzazione contrattuale degli oltre 200 giornaliste e giornalisti avvenuta lo scorso anno, un percorso che attende il completamento con la normalizzazione dell’impiego per quei colleghi giornalisti ancora utilizzati senza giusto contratto. Inoltre, il ricorso alle prime utilizzazioni continua a violare la strada normale dell’iter concorsuale e dello scorrimento delle graduatorie. Ci chiediamo come CdR che fine abbia fatto l’obiettivo di ‘ottimizzare le risorse giornalistiche che la Direzione Editoriale per l’Offerta Informativa avrebbe nelle sue prerogative e ci chiediamo anche se e come queste nuove prime utilizzazioni possano essere giustificate. Questo CdR continua a invocare trasparenza e coinvolgimento nelle decisioni dei direttori delle Reti e della DEOI, mentre invece proseguono giochi di ruolo intollerabili dal punto di vista economico ed etico. Un vertice che difende la propria nomina come totalmente estranea all’influenza dei partiti dovrebbe bloccare le chiamate dirette e ricorrere esclusivamente a procedure di selezione pubblica del proprio personale giornalistico, considerando il ruolo centrale che l’informazione imparziale e indipendente ha in una democrazia. Per questo ricordiamo a questa dirigenza che come giornalisti delle Reti Rai abbiamo il diritto contrattuale di essere edotti, tramite la legittima rappresentanza, su modi e motivazioni per cui cambiano – conclude la nota – gli organici redazionali”.