Rai, Fuortes all’attacco del sindacato. Come al Teatro dell’Opera di Roma

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Carlo Fuortes, foto da streaming

di Sofia Gadici da Professionereporter.eu Il clima tra dirigenza Rai e sindacato è sempre più teso. Le scelte dell’amministratore delegato Carlo Fuortes e soprattutto il suo modo di operare non piacciono all’Usigrai e al suo nuovo segretario Daniele Macheda. Il confronto sembra non esistere e il braccio di ferro si fa duro.

Lo scorso 29 dicembre i giornalisti Rai hanno scioperato “per protestare contro la decisione dei vertici aziendali di tagliare l’informazione regionale e sportiva, e contro un metodo fondato sulla cancellazione del confronto”.

Il sindacato ha proposto di “aggredire gli sprechi invece di ridurre il servizio ai cittadini”. E nello specifico di “risparmiare su appalti e contratti strapagati e valorizzare il personale interno”.

Impiegare meglio i fondi – L’azienda ha replicato sottolineando che “la Rai è chiamata a rinnovare se stessa e farlo significa anche razionalizzare sempre meglio l’impiego dei fondi dell’Azienda”. E ancora: “Tutte le misure in atto o in programma sono volte ad aumentare la qualità dei servizi, a cominciare dall’informazione. Non a ridurla”.

Dichiarazioni, queste, che non sono state sufficienti a placare gli animi, soprattutto alla luce di come la dirigenza ha reagito allo stop dell’informazione provocato dallo sciopero.

“Un programma anticipato di un’ora, prolungato e con una scaletta ad hoc – ha spiegato Usigrai – per sostituire l’informazione giornalistica di colleghe e colleghi che hanno deciso di aderire allo sciopero. Quanto avvenuto questa mattina (29 dicembre) su Rai1 con il programma Storie Italiane è di una gravità inaudita. Si tratta a nostro avviso di una scorrettezza che, più che rispondere ad esigenze di palinsesto, pare segnalare la volontà dell’azienda di acuire lo scontro sindacale. Non ci sembra questo il modo per sostenere la disponibilità al dialogo rappresentata dalla Rai nella replica al nostro comunicato sindacale letto oggi in onda da Tg e Gr e presente nei siti di informazione dell’azienda. Dopo aver cancellato due edizioni di telegiornale senza confronto sindacale, l’Amministratore Delegato sceglie ancora una volta metodi padronali invece di tornare sui propri passi e ristabilire una piena e reale consultazione con le parti sociali, nell’interesse esclusivo dei cittadini e del Paese”.

Lago dei cigni registrato – Toni duri, dall’una e dall’altra parte. L’ad Fuortes non è nuovo a contrasti con i sindacati e ha già dimostrato di saper tenere salde le proprie posizioni. Nel 2013, fresco di nomina come sovrintendente del teatro dell’Opera di Roma, il manager reagì allo sciopero indetto dai lavoratori facendo andare in scena due spettacoli del Lago dei cigni con un nastro registrato al posto dei musicisti. Per i sindacati fu un “atto illegittimo” che fece “infuriare il pubblico”. La gestione Fuortes ha ridato prestigio all’Opera di Roma e migliorato i conti.

In questo caso, la riorganizzazione dell’informazione Rai attuata da Fuortes e osteggiata dal sindacato tenta di rispondere alla necessità di far fronte ad alcune importanti criticità dell’azienda. Il 2020 si è chiuso con una crisi profonda, sia finanziaria che di ascolti. Il 2021 ha fatto registrare una lieve ripresa. La Rai è un’azienda che stenta a rinnovarsi, che non attrae giovani e che ha enormi costi di funzionamento. È in quest’ottica che la scure dell’ad si è abbattuta sul notiziario sportivo e sull’edizione notturna del Tgr. Edizione molto breve e considerata molto costosa, a causa delle maggiorazioni notturne di chi ci lavora. L’Usigrai ha proposto per questo l’anticipo alle 22,30, ma la proposta non è stata accettata.

Lo strappo e l’ira – Ma va anche sottolineato che la Tgr è leader nazionale nell’informazione territoriale e che negli ultimi tre anni è la testata che più ha aumentato gli ascolti, diventando il secondo telegiornale della Rai per numero di spettatori, il terzo in Italia.

È chiaro che alla base dello scontro c’è, soprattutto, il modo di affrontare la discussione, o di non affrontarla affatto. L’ultimo strappo, in ordine di tempo, ne è la dimostrazione.

Lo scorso 11 gennaio l’Usigrai aveva programmato la messa in onda di un video-comunicato, nelle edizioni delle ore 14 dei Tgr, in cui veniva denunciato ancora una volta il taglio dell’edizione notturna. La dirigenza Rai ha impedito la trasmissione per “motivi editoriali” e ha provocato l’ira del sindacato.

Il giorno successivo l’Usigrai ha tenuto un conferenza stampa a Roma, presso l’Ordine nazionale dei giornalisti. I rappresentanti sindacali hanno giudicato “gravissima e inappropriata” l’azione della dirigenza e hanno annunciato un “fronte comune” contro l’atteggiamento “arrogante” dei vertici aziendali.

Nessun precedente – Per il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, quanto accaduto in Rai rappresenta una “ferita grave e profonda, una ferita costituzionale e istituzionale”. Giulietti non ha usato mezzi termini: ciò che è accaduto “non ha precedenti neanche nei momenti più bassi della Rai lottizzata. Si vuole calpestare il contratto di lavoro e i diritti dei lavoratori. Un fatto gravissimo. Se può accadere in Rai, può accadere ovunque”.

Andando sull’aspetto tecnico e giuridico, l’avvocato Bruno Del Vecchio ha spiegato che i “motivi editoriali” non possono comportare il divieto di messa in onda di un comunicato sindacale. In ogni caso, l’azienda avrebbe dovuto, come previsto dal contratto, coinvolgere l’Associazione di Stampa competente per territorio. Questo non è stato fatto e perciò il comportamento dei vertici rappresenta “un problema di democrazia”.

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