Rai: il tetto impossibile, quel fenomeno di Santoro e Mazzola-Boeri

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Il Movimento 5 Stelle che da una parte fa la battaglia ai vitalizi in Parlamento e dall’altra – visto che si sceglierà il nuovo ad Rai – vuole aggirare il tetto agli stipendi di 240 mila euro nella Pa perché altrimenti un manager all’altezza non lo trova; il Carroccio pronto a portare “nuova linfa” al settimo piano con la nomina a presidente della Rai di Giovanna Bianchi Clerici; Gianluigi Paragone che ci racconta il perché dell’esclusione dei “fenomemi” Santoro e Minoli dalla short list grillina per il cda: “Se pensi a Netflix non puoi puntare su Santoro”. E infine Marco Travaglio, che “per motivi d’igiene non guarda il Tg1” ma difende la candidatura della redattrice di Claudia Mazzola facendola diventare una piccola Tito Boeri. Davvero tanti gli spunti forniti in materia di Rai dalla rassegna stampa di stamane.

Ma andiamo con ordine e partiamo da Il Messaggero. “I vertici del Movimento hanno chiesto al Tesoro, il ministero che formalmente nomina il dg, di studiare la possibilità di aggirare il limite dei 240mila euro senza però violare la legge”, racconta Giovanna Vitale. “Si rendono conto, i grillini, che il tema è assai scivoloso, non vogliono certo passare per quelli che difendono gli ‘stipendi d’oro’, dopo averli tanto criticati. Per loro l’ideale sarebbe allora individuare una soluzione che rimanga dentro il perimetro delle norme vigenti: immaginando magari di suddividere la retribuzione in una parte fissa (da tenere sotto il tetto) e una variabile, legata ai risultati, oppure a una qualche forma di bonus extra. Così da convincere ‘i migliori’ ad assumere l’incarico. Per il quale sarebbe in discesa, perché poco convinto, il Country manager di Google Italia Fabio Vaccarono; in salita Fabrizio Salini, ex direttore di La7 e prima ancora di Sky Uno, che piace molto a Luigi Di Maio; in corsia di sorpasso, spuntato in queste ore, Vittorio Colao, che ha appena chiuso la sua carriera di ad in Vodafone, dopo un breve passaggio in Rcs. Per la presidenza di Viale Mazzini la lista dei desideri a cinquestelle resta sempre la stessa (Gabanelli, Freccero, De Bortoli)”.

Ma la presidenza – ci spiega Emilio Pucci, sempre su Il Messaggero – spetta al Carroccio. “Ieri sera il vicepremier Di Maio e il sottosegretario alla presidenza Giorgetti hanno discusso appunto su uno schema che prevede la presidenza al partito di via Bellerio (espressa dal Cda, dovrà incassare il sì dei due terzi della Vigilanza) e l’ad (indicato direttamente dal Mef) al Movimento 5 stelle. Il Carroccio punta su Giovanna Bianchi Clerici. Un’esperienza parlamentare come deputata della Lega, ma per sette anni già consigliere d’amministrazione a Viale Mazzini e attuale componente dell”Autorità Garante della privacy. Dunque una figura politica e al contempo tecnica, dal profilo istituzionale come richiede il ruolo. Per il ruolo di ad, invece, da settimane si fa il nome Vaccarono (dal 2012 Country Director di Google Italy) anche se il diretto interessato si è chiamato fuori. La maggioranza giallo-verde in ogni caso potrebbe fare quasi l’en plein nel Cda Rai (lasciando un solo membro all’opposizione) mentre sul ruolo dell’ad pentastellati avrebbero vinto il braccio di ferro. Di Maio vuole intestarsi la partita del nuovo corso della Rai”.

Su La Stampa Ilario Lombardo ci racconta della “clamorosa” esclusione di Giovanni Minoli e Michele Santoro dalla short list di cinque candidati per il nuovo cda Rai. “I due giornalisti, un pezzo della storia televisiva e della Rai, sono stati liquidati quasi subito dal M5S. Il motivo? Lo spiega così una fonte che ha partecipato al comitato nomine dei grillini: ‘Perché avrebbero fatto i fenomeni, facendo tutto di testa loro’. Invece nel post di ieri sul blog è scritto chiaramente che ‘sono stati individuati profili pronti a impegnarsi nella realizzazione della nostra visione di tv pubblica’. ‘Se pensi a Netflix non puoi puntare su Santoro. Lui è il campione di un modello tradizionale di tv. Sarebbe stato un ottimo direttore di rete qualche anno fa’, spiega Gianluigi Paragone”.

Ciligina sulla torta il corsivo di Michele Travaglio su Il Fatto Quotidiano. Tutti, o quasi, si interrogano sul motivo che ha convinto il M5S a candidare Claudia Mazzola, redattrice del Tg1, al cda Rai. Solo quattro anni fa, infatti, i grillini l’accusavano di “servizietti” faziosi al Tg1. “Da anni non guardo il Tg1 per motivi di igiene personale. Quindi non conosco Claudia Mazzola, la telegiornalista inserita dai 5Stelle nella cinquina di aspiranti candidati al nuovo Cda Rai messi ai voti sulla piattaforma Rousseau. L’unica cosa che so di lei – sottolinea Travaglio – è quel che leggo sui social, stupiti dal fatto che i 5Stelle la candidino dopo che quattro anni fa Rocco Casalino l’aveva duramente attaccata sul blog di Grillo per un suo servizio, accusandola di ‘disinformazione’, ‘propaganda del governo’ e ‘vergogna’; e alcuni parlamentari M5S avevano chiesto le dimissioni sue e dell’allora direttore Mario Orfeo. Il che mi basta e mi avanza per sperare vivamente che Claudia Mazzola, se ha i requisiti di competenza, entri nel nuovo Cda Rai. Sarebbe il primo caso, nella storia repubblicana, di lottizzazione all’incontrario: cioè di un partito che premia nel ‘servizio pubblico’ un suo avversario, vero o presunto… …una sorprendente prova di intelligenza e apertura mentale da parte di un movimento che spesso compie sforzi immani per apparire stupido e intollerante almeno quanto i partiti che dice di combattere. Per lo stesso motivo sarebbe una gran cosa se Conte e Di Maio confermassero a presidente dell’Inps un illustre economista come Tito Boeri”.