Rai, Laganà: Azienda vecchia, poche donne e pochissima trasparenza

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Il cda Rai? “Come una scatola di cioccolatini non sai mai quello che ti capita…” Lo racconta in un post su Facebook il consigliere d’amministrazione della Rai, Riccardo Laganà. Un post – come è solito fare il rappresentate eletto dai dipendenti del servizio pubblico – per raccontare quello che è accaduto nell’ultima assise del 27 marzo. Il primo passaggio è sul piano risorse umane, previsto dall’art. 24 del contratto di servizio. “Nel piano presentato in Sala Orsello – argomenta Laganà – si fa notare con estrema evidenza la disparità di genere nei ruoli dirigenziali, le donne rappresentano solo il 23% del totale ma soprattutto i dirigenti nella fascia 30-40 anni sono lo 0,36% (una sola unità!) ed ancora più grave la fascia 41-50 anni sono il 19,71%. Un’azienda vecchia e poco aperta al contributo dirigenziale femminile. Non si tratta di quote rose, si tratta di fornire pari opportunità a tutti. Occorre intervenire subito”.

Quindi Laganà si concentra sulla gestione trasparente delle risorse umane: “Anche questa volta – scherza – di trasparente io ho visto solo il bicchiere di vetro di fronte alla mia postazione. Criteri di nomina, progressione di carriera, provvedimenti gestionali, conferimento di incarichi e collaborazione tutto ma proprio tutto rimane in un alveo di pericolosissima discrezionalità al confine del rispetto del Codice Etico aziendale”. “Ho spiegato banalmente – aggiunge Laganà – che se non si applicano criteri trasparenti nel gestire il personale si rischia di lasciare spazio a pratiche lottizzatorie che buttano nel water il merito, la competenza, il buon andamento aziendale oltre che danneggiare l’immagine dell’azienda. Ho chiesto che gli stessi criteri siano applicati anche per il conferimento di incarichi artistici”. Poi il consigliere ricorda di aver suggerito al cda alcuni miglioramenti per il job posting ed evidenzia “il tema dei giornalisti che operano nelle Reti, circa 250 persone che fanno il lavoro del giornalista senza avere il contratto da giornalista, questa anomalia compare ovunque, nelle testate, nelle reti”.

Infine un passaggio sull’introduzione in Rai della figura del direttore generale, Alberto Matassino, “che muoverà le leve della macchina aziendale mentre l’ad si occuperà del prodotto e del funzionamento editoriale della nuova Rai per generi”. Una figura non prevista né dalla legge di riforma Renzi né dal piano industriale appena approvato. Eppure la figura del dg “è saltata fuori tra lo stupore di tutti”. “Ho avuto modo di incontrarlo diverse volte da quando è stato assunto nello staff dell’ad ma non ci ho ancora mai parlato. Spiace constatare che non sia stata data l’opportunità di ricoprire il ruolo di dg ad un dipendente Rai, come dispiace anche il fatto di aver letto il curriculum del dott. Matassino solo dai giornali. Rimane dunque il tema della enorme discrezionalità nei processi decisionali e di nomina”. Trasparenza, insomma, è questa la parola magica che piace a Laganà. In assenza della quale in cda continuerà ad astenersi…