Rai Milano: c’è Motta, niente sciopero. Ma il fallimento rimane

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A leggere il Corriere della Sera di oggi, con l’avvento di Enrico Motta alla guida del centro di produzione di Milano le cose a Corso Sempione si sistemeranno. Annullato lo sciopero del personale previsto per l’11 novembre; esito positivo per il primo confronto sindacale in cui l’azienda ha “riconosciuto la riduzione del personale di 74 unità dal 2016 a oggi (46 delle quali nel corso del 2018) e si è impegnata a inserire 30 tecnici e impiegati subito e ad aprire un nuovo bando in gennaio”. Non sembra dello stesso avviso, però, Il Foglio che titola: “La Lega comanda, ma la Rai di Milano piange. Portello addio?”.

“Dal corpaccione di corso Sempione, in agitazione, sono in molti – si legge – a lamentare lo smantellamento progressivo delle produzioni a favore delle società esterne ‘il vero padrone della Rai’, dicono. ‘In una quindicina d’anni abbiamo perso oltre mille tra tecnici e programmisti, gli ultimi 90 sono andati in pensione nei mesi scorsi e sono stati sostituiti da soli 8 nuovi assunti’, spiega un funzionario di lungo corso, che conclude: ‘E’ fallito il modello produttivo Milano’. Le produzioni di punta prodotte nel capoluogo lombardo sono, di fatto, realizzate dalle major esterne: le Officine di Fazio cucinano i tre programmi affidati a lui; Portobello della Clerici è realizzato da Magnolia; Detto fatto da Endemol. Resta lo sport, la Tgr, Generazione Giovani di Milo Infante e poco altro, davvero poca cosa per una sede regionale che voleva fare concorrenza a Mediaset e Sky”. E intanto tempi biblici – fine 2019 – per il trasferimento al Portello.

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