Rai: Salini getta acqua sul fuoco dei sindacati, ma dubbi su maggiorazioni, straordinari e “gratifica covid” restano

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“Tagli alle maggiorazioni di chi fa turni e agli straordinari con tutte le conseguenze del caso”; “carenze di personale, soprattutto nel settore produttivo”; “slittamento di importanti investimenti strategici”. A lanciare l’allarme Rai sono stati i consiglieri d’amministrazione Rita Borioni e Riccardo Laganà al termine del cda che il 14 gennaio scorso ha approvato il budget 2021 (-57 milioni) senza il loro voto. Un grido d’allarme raccolto da alcuni sindacati (Cgil, Cisl e Uil) che hanno proclamato lo stato d’agitazione. Ma che ha allertato anche l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti: “Nessuno pensi di scaricare i tagli sulle lavoratrici e i lavoratori”. Tutto questo ha convinto il settimo piano della necessità di un chiarimento andato in scena nella giornata di giovedì 21 gennaio.

DUBBIO MAGGIORAZIONI E STRAORDINARI – Alle ore 17.30 collegati da remoto tutti i sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Libersind e Snater) in rappresentanza di circa 10mila dipendenti tra quadri, impiegati e operai. Tutti schierati ad ascoltare le parole dell’ad Fabrizio Salini, del direttore Risorse Umane e Organizzazione, Felice Ventura, del Chief Financial Officer, Giuseppe Pasciucco, e del responsabile delle relazioni con i sindacati Marco Anastasia. Chi ha partecipato racconta a AdgInforma.it di un Salini accorato: “Ho fatto e farò tutto il possibile per mantenere centrale il ruolo della Rai”. Un ad, che coadiuvato dai dirigenti al suo fianco, ha cercato di gettare acqua sul fuoco delle polemiche. È stato garantito, infatti, per il 2021 lo stesso budget sul costo del lavoro del 2019. Niente tagli, insomma, alle voci accessorie delle retribuzioni (maggiorazioni, straordinari e indennità varie). E se è vero che la Rai ha fatto e continuerà a fare economia con lo smaltimento delle ferie e gli incentivi all’esodo (circa 9 milioni l’anno di risparmi grazie all’addio di circa 200 dipendenti), è vero anche che il perimetro occupazionale non ne risentirà: si procederà con nuove assunzioni per circa 260 persone nel 2021. Rassicurazioni sulle buste paga che naturalmente faranno i conti con le prossime scelte editoriali. Difficile che Laganà e Borioni si siano inventati il “saving” su maggiorazioni (a partire dai notturni) e straordinari (vietati in smartworking)! Una “razionalizzazione delle componenti variabili” che Aldo Fontanarosa su la Repubblica ha stimato in 32 milioni in un anno. Vedremo… E una cartina di tornasole saranno anche le cifre messe sul tavolo per il nuovo contratto collettivo (scaduto da un anno) che già dalla prossima settimana riprenderà l’iter delle consultazioni.

LA “GRATIFICA COVID” DELLA DISCORDIA – Difficile invece che l’azienda faccia passi indietro – anche se una riflessione è stata promessa ai sindacati – sulla “gratifica covid”. Circa 800 euro lordi destinati a tutti coloro che durante il lockdown – tra il 9 marzo e il 17 maggio 2020 – hanno lavorato in presenza per più di 48 giorni. Un bonus stabilito in maniera unilaterale, senza confronto col sindacato e che ha lasciato a bocca asciutta chi ad esempio in quel periodo ha lavorato in presenza, ma magari solo per 47 giorni… Un modo per aumentare il malumore nel servizio pubblico.

MIGLIORANO I CONTI – Buone notizie giungono infine sul bilancio 2020: Salini ha garantito una chiusura in miglioramento rispetto ai -23 milioni previsti a settembre 2020. Si dovrebbe chiudere a -15 milioni, e questo grazie soprattutto alla buona performance della pubblicità a dicembre. Il budget 2021, invece, per ora resta a -57 milioni, anche se la visibilità su quest’anno resta davvero poca.

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