Rcs, Cairo allontana la crisi: “Io aggiusto e sviluppo e non vendo niente”

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Urbano Cairo - Foto creative commons

Urbano Cairo restituisce al mittente le voci di un suo isolamento alla guida di Rcs per via della vicenda Blackstone, il fondo americano che acquistò nel 2016 la storica sede del Corriere della Sera di Via Solferino a Milano, accusato da Cairo di “usura” e che ora ha richiesto al gruppo editorale e al suo presidente 600 milioni di dollari di danni. Intervistato da Marcello Zacchè per “Il Giornale”, a margine della approvazione dei conti semestrali, il presidente e amministratore delegato di Rcs Mediagroup difende il suo operato mostra grande ottimismo per il futuro: “Non sono rottamatore. – dichiara – Io aggiusto e sviluppo e non vendo niente”. E ancora “il Corriere ha grande futuro e per questo fa molta invidia. Sul mercato sono compratore”.

Urbano Cairo non ha nessuna voglia di lasciare le redini del principale gruppo editoriale italiano, anzi: “non ho intenzione di vendere neanche le azioni sopra il 51% perché questo gruppo avrà un futuro spettacolare”. Piuttosto l’idea di Cairo è quella di comprare ancora giornali. Anche in Italia: “Stiamo guardando cose interessanti confessa al termine dell’intervista al Giornale-. Senza fare nomi però”.

Il lodo Blackstone e gli accantonamenti – Sulla decisione di non fare accantonamenti per la causa da affrontare a New York contro il fondo Blackstone, Cairo rivendica la scelta: “la cosa è stata esclusa”, dichiara, dopo aver sentito “i nostri legali, in Italia e Usa, e dopo aver anche chiesto un parere terzo, ai professori Toffoletto e Reboa che hanno visto le carte”. “Si ritiene che la causa sia infondata – aggiunge – e che non ci sia la competenza territoriale. Inoltre Rcs si è comportata in modo corretto e l’arbitrato ha riconosciuto che non c’è stata alcuna azione temeraria. E che l’immobile valeva 33 milioni in più, e non è poco”.

Il presidente di Rcs esclude che questa scelta abbia causato più di qualche “mal di pancia” tra gli altri soci del gruppo, come l’uscita improvvisa dal Cda del numero uno di Imi, Gaetano Miccichè, e l’assenza all’approvazione dei conti di altri due pezzi importanti del board come Diego Della Valle e Marco Tronchetti. “A volte possono esserci idee diverse – taglia corto Cairo -, ma i rapporti sono ottimi con Alberto Nagel di Mediobanca, Carlo Cimbri di Unipol, Diego Della Valle e anche con Marco Tronchetti Provera. Poi è sano avere opinioni differenti. Il fatto che dal Cda si sia dimesso Gaetano Micciché, un amico al mio fianco nell’Opa del 2016, mi è spiaciuto. E mi dispiace che si dica che non abbiamo buoni rapporti con Intesa, dove io stesso ho depositi importanti. Ho apprezzamento e fiducia in questa banca”.

Positivi i conti del primo semestre 2021 – Insomma per Cairo, non c’è nessun problema e i conti sembrano assecondare il suo ottimismo: la semestrale, appena approvata, ha registrato ricavi in crescita del 32% a 421,8 milioni dai 319,5 milioni del 30 giugno 2020; l’Ebitda è passato da 7,1 a 67,8 milioni; l’Ebit da un dato negativo di 16,8 milioni a uno positivo di 43,8 milioni e il risultato netto da una perdita di 12 milioni a un utile di 38,7 milioni. L’indebitamento finanziario netto si è attestato a 55,9 milioni in calo dai 59,6 milioni di fine dicembre.

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