Report. Ranucci: “Io la sentenza non la rispetto, piuttosto vado in galera”

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Un momento della conferenza stampa alla Fnsi - Foto da streaming

“Io la sentenza non la rispetto, piuttosto vado in galera”. Non arretra di un passo Sigfrido Ranucci intervenuto oggi in conferenza stampa nella sede della Federazione nazionale della stampa sul “caso Report e la tutela della segretezza delle fonti”. Il conduttore di Report spalleggiato dal segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso e quello UsigRai, Vittorio Di Trapani, ha ricostruito la vicenda che ha portato alla sentenza del Tar del 18 Giugno scorso, che ha obbligato la trasmissione di RaiTre a consentire l’accesso agli atti dell’inchiesta.

“Ci sono cose che hanno un prezzo e un valore – ha aggiunto Ranucci – la libertà di stampa ha un valore, la tutela delle fonti ha un valore. Noi riceviamo 78mila mail ogni 3-4 mesi, sono segnalazioni molte da funzionari indignati, io dovrei renderle pubbliche?”.

Ranucci ha poi ricordato come questo sia solo “l’ultimo attacco a Report” e come la sua trasmissione sia costantemente sotto la lente di ingrandimento delle “autorità garanti” che mettono in dubbio la legittimità dell’utilizzo di materiale fondamentale per la sopravvivenza stessa del giornalismo di inchiesta, come per esempio le email e il materiale proveniente dai consorzi giornalistici internazionali che hanno permesso lo scoperchiamento di dossier internazionali come i panama papers. Una sentenza che Ranucci considera grave soprattutto per le motivazioni riportate nella stessa.

Il collegio di avvocati – Nel corso della conferenza il Segretario UsigRai ha annunciato la costituzione di un collegio di avvocati che hanno messo a disposizione la loro professionalità a sostegno della redazione di Report ma anche di tutti quei giornalisti intercettati o che hanno subito la violazione delle fonti e del segreto professionale. Di Trapani ha voluto ringraziare tutti gli avvocati che hanno aderito al consorzio tra cui Marina Castellaneta, che è intervenuta telefonicamente ricordando come la Corte europea dei diritti dell’uomo si sia più volte espressa a favore della tutela del segreto professionale.

Solidarietà a Ranucci e a Report è stata espressa da tutte le personalità intervenute tra cui il senatore Primo de Nicola, vicepresidente della commissione di Vigilanza che ha ricordato come un disegno di legge che porta il suo nome sia stato presentato ad inizio della legislatura e che, dopo essere stato calendarizzato per il 16 Gennaio 2020, è stato decalendarizzato e caduto nel nulla, segno evidente che “a questo parlamento delle liti temerarie nei confronti dei giornalisti non interessa nulla”.

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