Reporter senza frontiere. Libertà di stampa strangolata dalla pandemia

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La mappa della libertà di stampa 2021 di Reporter senza frontiere - Fonte: www.rsf.org

In un momento storico in cui vanno di moda le divisioni in zone colorate per rappresentare la diffusione del Covid-19, c’è un’altra mappa in cui a farla da padrone sono i colori rossi, nero e arancione, quelli che rappresentano il pericolo maggiore: è la mappa che racconta la libertà di stampa nel mondo diffusa come ogni anno da Reporter senza frontiere. Secondo l’Ong le “zone bianche”, quelle in cui la stampa gode di buona salute, sono solo il 7% del totale, equivalente a 12 Paesi su 180. Una zona bianca che, secondo Rsf, “non è mai stata così ristretta dal 2013”.

Nell’anno della pandemia, il “principale vaccino contro la disinformazione”, l’esercizio del giornalismo è “totalmente o parzialmente bloccato” in più di 130 paesi. Secondo l’allarme lanciato da Reporter sans frontieres il 73% dei 180 Paesi valutati sono caratterizzati da situazioni ritenute “gravissime”, “difficili” o “problematiche” per la professione.
Sul peggioramento della situazione, continua il rapporto, un peso importante è legato alla pandemia stessa che ha reso sicuramente più difficile la copertura informativa. La crisi sanitaria ha rappresentato per i governi “una forma di opportunità per limitare la libertà di stampa”, ha spiegato alla France Presse il segretario generale di Rsf, Christophe Deloire. La repressione si è quindi aggravata ulteriormente nei Paesi dove la libertà di stampa è più compromessa, come l’Arabia Saudita e la Siria, rispettivamente al centosettantesimo e al centosettantatreesimo posto della classifica. La pandemia ha anche “provocato un enorme blocco degli accessi” al territorio e alle fonti per i giornalisti “, solamente in parte legittimata dalle precauzioni sanitarie, ha avvertito Deloire.

Blocco scandinavo sempre davanti a tutti – Analizzando la classifica nel dettaglio, la Norvegia resta per il quinto anno consecutivo la più ‘virtuosa’ in quanto a liberta di stampa. Davanti a tutti si conferma il blocco scandinavo che occupa le prime quattro posizioni con Finlandia, Svezia e Danimarca a seguire nell’ordine la capofila. Ampliando l’analisi ai continenti l’Europa complessivamente rimane la regione più sicura, anche se si sono moltiplicate, secondo Rsf, le aggressioni e gli arresti abusivi, soprattutto in Francia (34/a) durante le manifestazioni contro il disegno di legge “sicurezza globale”. Sempre restando nel vecchio continente la Germania fa un passo indietro uscendo dalla zona bianca (13/a) “perché decine di giornalisti sono stati attaccati da manifestanti vicini a movimenti estremisti e cospiratori durante le manifestazioni contro le restrizioni anti Covid”. Per quanto riguarda l’ Italia, il nostro paese resta stabile al 41/o posto.

Cina in fondo alla classifica – Ribaltando la classifica troviamo ultima si posiziona l’Eritrea (180/mo) che perde due posizioni. Appena prima si posiziona la Corea del Nord (179/mo posto, +1 posizione), il Turkmenistan (178/mo posto, +1) e la Cina al 177/mo posto. Non se la passano molto meglio i giornalisti brasiliani, visto che il loro paese è entrato in “zona rossa”. Qui a peggiorare le cose ci ha pensato il presidente Bolsonaro che, commenta Rsf, “ha fatto del dileggio ai giornalisti il suo tratto distintivo”. Stesso dicasi per la Russia, che perde una posizione e si assesta in 150/a, che si è adoperata per “limitare la copertura” delle “manifestazioni dei sostenitori di Alexeï Navalny”. Il continente “più violento” per i giornalisti resta l’Africa che tuttavia segna piccoli miglioramenti in nazioni come il Burundi (147/mo posto, +13 posizioni), la Sierra Leone (75 /mo posto, +10 posizioni) e il Mali (99/mo posto, +9 posizioni).

Stabili gli Usa – Infine, la situazione rimane “piuttosto buona” negli Stati Uniti (44/a, +1) anche se, secondo l’Ong, “l’ultimo anno di mandato di Donald Trump è stato caratterizzato da un numero record di aggressioni (quasi 400) e arresti di giornalisti (130).