Repubblica, i precari al direttore: “Da un anno chiediamo di essere ricevuti”

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Giornalisti durante una manifestazione contro il precariato - Foto da streaming

da Professionereporter.eu “Il direttore di Repubblica Maurizio Molinari parla agli studenti della Luiss e quando dice ‘i giornali avranno sempre meno redattori in redazione e molti più collaboratori’ pensa di descrivere i giornali di domani. A noi sembra invece che descriva molto bene il presente di Repubblica, un quotidiano che, già oggi, in gran parte, viene fatto dai collaboratori, impegnati quotidianamente a coprire interi settori con un impegno più o meno identico a quello di molti redattori, ma con compensi nemmeno lontanamente paragonabili”.

Parte così la risposta di circa 90 collaboratori di Repubblica di tutta Italia, costituiti in “Coordinamento dei precari di Repubblica” presso la Fnsi nel gennaio 2020. Da oltre un anno -scrivono- chiedono all’Azienda di essere ricevuti e ascoltati, per capire quali prospettive ci sono per precari che, in alcuni casi, da oltre 10 anni lavorano nelle diverse redazioni del quotidiano.

Il Coordinamento risponde alla lezione che Molinari ha tenuto presso la Scuola di giornalismo della Luiss. Una lezione sui cambiamenti nelle redazioni e sulle prospettive future: “È lodevole -dicono i collaboratori- che il direttore voglia mettere i giovani studenti di fronte a una schietta verità, dicendo loro che non possono che aspettarsi una vita di precariato, spesa sull’uscio delle redazioni o all’interno, ma da abusivi. Concordiamo che è molto meglio sapere prima quale strada si sta imboccando e decidere, nel caso, di cambiare rotta verso una di quelle professionalità – analisti, sceneggiatori, operatori di droni – che invece sembrano trovare ancora spazio per l’assunzione nei piani dell’azienda”.

Commentano poi un altro tema sviluppato da Molinari: “Ci trova d’accordo l’intenzione del direttore di tornare ad assumere giovani, sarebbe un bel cambio di paradigma in un’azienda che costruisce intere pagine con le firme di tanti pensionati molto ben pagati che continuano a lavorare, come inviati o con funzioni direttive nelle sezioni innovative che lo stesso direttore cita come il futuro dei giornali. Ci chiediamo però che cosa potremmo fare noi, a cui nessuno ha mai detto così chiaramente che il nostro ruolo di collaboratori sarebbe stato l’inizio, il presente e anche il futuro, e che da anni lavoriamo con impegno nelle redazioni, fianco a fianco con i redattori, e abbiamo ancora l’ambizione, un giorno, di entrare a far parte stabilmente di quelle realtà a cui già dedichiamo il massimo impegno e con cui collaboriamo, molto spesso, in via esclusiva”.

Conclusione: “Se il direttore dovesse tenere la stessa ‘lectio magistralis’ ai suoi 90 precari cosa direbbe? Perché è una cosa è certa: ognuno di noi è pronto ‘a vivere costantemente in bilico’ sulla notizia, ma non crediamo che la ‘dimensione del giornalista’ sia una vita di precariato”.

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