Repubblica, lo smart working continua. La redazione approva (ma metà non vota)

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La sede de La Repubblica a Roma

da Professionereporter.eu Notizia numero uno: la redazione de la Repubblica ha approvato il “Patto per l’Innnovazione e lo Sviluppo” proposto dalla Società editrice, il Gruppo Gedi di John Elkann, approvato e discusso con il Comitato di redazione, assistito dalla Federazione della stampa.

Quindi, pietra sopra la centralità della carta, investimenti nel digitale, formazione continua dei giornalisti, premio in denaro legato alla quantità di abbonamenti digitali, costituzione di un’associazione culturale che tenga insieme giornalisti ancora al lavoro e pensionati di Repubblica. Soprattutto, ufficializzata la prosecuzione dello smart working oltre l’emergenza Covid: Repubblica è il primo grande quotidiano italiano a farlo.

Notizia numero due: nel referendum promosso da Azienda e Cdr, il Patto è stato approvato con 119 sì. I no sono stati 46, gli astenuti 17. Ma i numeri chiave sono anche altri: i votanti sono stati 183, i non votanti 173, con un’affluenza del 51,4 per cento, ancora più bassa di quella delle ultime consultazioni elettorali amministrative. Come se una serie di cambiamenti rilevanti nell’organizzazione del lavoro risultassero indifferenti a buona parte di coloro che li subiranno. Una indifferenza assimilabile a quella di buona parte degli abitanti delle principali città, dettata -probabilmente- da sfiducia nella possibilità di cambiare le cose.

Mezzo palazzo subaffittato – Veniamo ai punti del Patto. Lo smart working, innanzitutto. A gennaio saranno avviati i lavori nella sede centrale di Repubblica di largo Fochetti, zona Ostiense, un palazzo di dieci piani, per essere conclusi entro il primo settembre. La redazione si restringerà su un piano, su un altro piano tv e radio. Mezzo palazzo sarà liberato e andrà in subaffitto. A Milano Repubblica si sposterà da via Nervesa a una sede prossima alla stazione centrale. Tenuto conto che “il 79 per cento delle principali testate e media company del mondo ha adottato nuove organizzazioni del lavoro sul modello ‘ibrido’”, metà in ufficio e metà da casa, dalla fine dello stato d’emergenza stabilito a livello nazionale per la pandemia fino al 31 dicembre 2023 si avvia anche a Repubblica lo stesso modello ibrido. Senza distinzioni di struttura di appartenenza, anzianità di servizio, qualifica e mansione chi vorrà potrà scegliere il lavoro da remoto. Esclusi soltanto i praticanti.

Le modalità saranno queste: il lavoro a casa non potrà superare i 3 giorni sui 5 lavorativi. Su base mensile non si potranno superare dodici giorni lavorativi. Motivo: “L’importanza di mantenere un legame fisico con la redazione e con i colleghi, salvaguardare la circolazione delle idee e la trasmissione delle esperienze”. Potranno restare a casa oltre questi limiti, su richiesta, le giornaliste nei tre anni successivi al congedo di maternità, i giornalisti nei tre anni successivi alla fine del congedo parentale, chi rientra nella legge 104 (assistenza a persone con disabilità), chi ha figli in condizioni di disabilità, genitori unici con figlio a carico di meno di 14 anni, neogenitori con figli fino a 36 mesi di vita, giornalisti con percentuale di invalidità superiore a 46 per cento, o affetti da malattie per le quali sono richieste particolari condizioni ambientali e facilità di accesso alle terapie.

Buoni pasto e sindacato – Chi aderisce allo smart working mantiene intatte posizioni contrattuali, qualifica, retribuzione, sede, struttura di appartenenza, buoni pasto, libertà sindacali. I giornalisti in smart working dovranno lavorare in luoghi che rendano possibile, soprattutto a chi ha mansioni di scrittura, di raggiungere con breve preavviso e tempestivamente il teatro di eventi imprevisti e a chi fa desk di raggiungere la sede di appartenenza qualora la straordinarietà degli eventi richieda la presenza fisica in redazione.

Per chi lavorerà in redazione ci saranno circa 100 postazioni (per 170 giornalisti) a largo Fochetti, dove ci si collegherà al sistema attraverso le dotazioni (i computer) forniti dall’azienda. Postazioni non più personali, ma utilizzabili da tutti. Fine quindi delle scrivanie con cassetti, archivi, foto di famiglia, manifesti, ricordi.

Formazione continua – Ed ecco il capitolo sulla preponderanza del digitale. “L’edizione cartacea del quotidiano – si legge nel testo del Patto – ha perso la centralità su cui erano state costruite le redazioni”. Si prosegue, dunque, sul percorso del “digital first“. Nuovo sistema editoriale multicanale: “tutti i canali distributivi della notizia in un unico contenitore che permetterà modo dinamico il passaggio da web-carta a carta-web”. Ampliamento dell’offerta video e podcast del sito. Rinnovamento estetico e tecnologico del sito. Formazione continua per tutti i giornalisti su strumenti tecnici e meccanismi delle piattaforme digitali, sul posizionamento nei motori di ricerca (Seo) e sull’utilizzo dei social media. Grazie al contributo della società specializzata Intarget.

Memoria e conoscenza – La nuova Associazione culturale: includerà gli ex di Repubblica, avrà lo scopo di “discutere, organizzare e promuovere iniziative pubbliche o anche di studio ad uso interno, che sviluppino e alimentino il dibattito delle idee e quello sui diritti, mettendo a disposizione di un’idea di presente e di futuro possibili il giacimento di memoria e conoscenza rappresentato da chi per Repubblica ha lavorato e di chi in Repubblica ha avuto la sua casa”. L’editore stanzia per l’associazione 15 mila euro (per gli anni 2022 e 2023) e offre una sede nella redazione centrale di Roma.

Infine, i “premi di risultato”. Se la media degli abbonati paganti al sito e alla versione digitale del quotidiano a dicembre 2022 sarà superiore del 30,3 per cento rispetto alla media degli abbonati paganti di novembre 2021, i giornalisti otterranno trecento euro (243 netti). Se risulterà superiore del 43 per cento, 600 euro (486 netti), se superiore del 62,9 per cento, 1000 euro (810 netti). A dicembre 2023, trecento euro se gli abbonati sono superiori dell’82,4 per cento rispetto a novembre 2021, seicento euro se risultano superiori del 95,4 per cento, mille euro se risultano superiori del 115 per cento.

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