Riccardo Laganà (cda Rai): “Non sono espressione del sindacato e vicino al Pd”

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Riccardo Laganà, foto da streaming

“Assunzioni controverse” in casa Rai. Ne ha scritto il 14 luglio su La Verità il giornalista Giorgio Gandola. E nell’articolo, in cui si narra della vicenda dell’avvocato Paolo Favale (prima licenziato, poi riassunto e anche candidato del M5S per il nuovo board), viene chiamato in causa anche il consigliere Rai Riccardo Laganà, appena riconfermato dai dipendenti per un secondo mandato al settimo piano. Laganà definito “espressione dell’Azienda e del sindacato, vicino al Pd”. E la usa precisazione non si è fatta attendere. “Gentile direttore – premette – in un articolo pubblicato il 14 luglio dal titolo ‘Il M5s vuole nel cda Rai il dirigente cacciato per aver diffuso atti segreti’ viene tirata in ballo la mia persona con considerazioni non corrette che mi corre l’obbligo rettificare proprio per fornire un contributo di verità (reale) a un quotidiano che a La Verità vorrebbe ispirarsi già nella denominazione della testata. In primo luogo, non sono ‘espressione’ di alcun ‘sindacato’ non avendo tessere di sorta: sono un dipendente votato liberamente e secondo procedure trasparenti alla carica di consigliere dai colleghi e non nominato da qualcuno. La mia asserita ‘vicinanza’ al Pd è del pari erronea: sono unicamente vicino alle esigenze dell’azienda, dei colleghi e di quanti, anche esterni alla Rai sono realmente interessati al buon andamento del servizio pubblico televisivo e al ruolo importante che assume per il Paese. Non nego di essermi speso per l’avvocato Favale, ma solo perché – precisa Laganà – processualmente è stato smentito che siano stati diffusi ‘atti segreti’ come il titolo dell’articolo lascerebbe erroneamente intendere”.

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