Riccardo Laganà: Chiedo scusa a Fazio, lui chieda scusa alla Rai

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L’eco della recente intervista di Fabio Fazio a Il Fatto Quotidiano ancora riecheggia al settimo piano. E quelle risposte che avrebbe dovuto dare pubblicamente l’ad Fabrizio Salini prova a darle, in un post su Facebook, il consigliere Rai Riccardo Laganà. Un post in cui per Fazio c’è la carota delle scuse del settimo piano per non aver difeso l’anchorman di Rai2 dai ripetuti attacchi della politica. E c’è il bastone per una “risposta brutta, imprecisa e semplicistica” a Marco Travaglio. “Mi pare oltraggioso e pericoloso per le professioniste e professionisti Rai, affermare in modo netto che la macchina è sempre bloccata”, spiega Laganà. E per questo Fazio “dovrebbe scusarsi per aver messo in cattiva luce l’azienda”. Infine una precisazione sulla nuova policy sugli agenti: “Non è una norma contro Fabio Fazio, ma è contro un intrecciatissimo sistema zeppo di interessi convergenti che molto spesso nel passato la stessa RAI ha permesso”.

IL POST DI LAGANA’ – Comprendo quando dice che forse come Rai avremmo dovuto difenderlo di più: ha ragione, i professionisti del servizio pubblico vanno difesi sempre e fino a prova contraria.
Fazio ha fatto sempre grandi programmi di successo, questo è indubbio. Tutti di altissimo valore editoriale e tutti con ascolti importanti, ci ha messo certamente del suo ma, senza la Rai e la dedizione dei suoi lavoratori, le sue idee e quelle dei suoi autori non avrebbero mai visto la luce in maniera così potente.
Ecco perché contesto la parte in cui dice che i programmi in Rai non si possono più realizzare esclusivamente internamente perché ‘l’ufficio scritture chiude il venerdì, non puoi comprare i fiori: c’è l’ufficio acquisti. Così è impossibile fare programmi complicati come il nostro’. Ecco, quella risposta brutta, imprecisa e semplicistica è tipica di chi ha ormai da difendere anche qualcos’altro. E’ quella del produttore esterno che deve vendere il suo prodotto, lo lucida al massimo per fare apparire un po’ più opaco tutto il resto. E’ tipica di chi non conosce il servizio pubblico Rai e la sua storia. Ecco perché suona stonata in bocca a Fazio. Proprio lui che ha condotto numerosi programmi di successo fatti interamente in Rai, anche di domenica.
“Quelli che…”, programma condotto da Fazio dal 1993 al 2001: quante domeniche in diretta tra calcio e grandi ospiti. Produzione cult, interamente Rai. Ancora le società di produzione non avevano messo piede prepotentemente in Rai. Ricordo grandi ascolti e non ho memoria di gravi impedimenti produttivi e di fiori regalati me ne ricordo qualcuno.
Abbiamo fatto anni di festival di Sanremo, continuiamo ad andare in onda di domenica con tante produzioni (Domenica IN, Kilimangiaro per fare qualche esempio) tutte con ottimi risultati e senza particolari problemi.
La stragrande maggioranza dei successi della storia televisiva di Fazio sono targati esclusivamente Rai, ma ormai anche a causa di amministrazioni sbagliate, dirigenti troppo morbidi si è insinuata tra i corridoi di Viale Mazzini la convinzione – quella buona per conservare le poltrone – che non si può produrre più internamente a causa della burocrazia, per rigidità organizzative e infine perché il personale interno non è più in grado per definizione, dicono i soliti signori amanti dell’appalto che facilità ma soprattutto deresponsabilizza.
Alcuni processi si possono migliorare certo, però mi pare oltraggioso e pericoloso per le professioniste e professionisti Rai, affermare in modo netto che la macchina è sempre bloccata, lenta e sempre meno capace.
Improvvisamente programmi una volta semplici come un conduttore che intervista ospiti sono diventati FORMAT e programmi complessi, da comprare grazie all’eccessivo entusiasmo dei vari Direttori di Rete. Tutto questo mentre Rai viene resa lenta da fattori interni ed esterni, chi produce da fuori e impone format, agenti, artisti, personale è invece ormai, nel sentire comune, diventato quello bravo e veloce.
Ecco perché è sacrosanta la policy sul conflitto di interessi tra produttori agenti e artisti proposta da Salini, votata all’unanimità in Cda, la quale recepisce una risoluzione della vigilanza del 2017 valida per tutti e che senza il mio personale sollecito, mi si passi ogni tanto qualche raro merito, sarebbe forse rimasta sepolta in un cassetto ancora a lungo.
Non è una norma contro Fabio Fazio, ma è contro un intrecciatissimo sistema zeppo di interessi convergenti che molto spesso nel passato la stessa RAI ha permesso.
Le normative anticorruzione vigenti promuovono la segregazione dei ruoli per evitare il più possibile conflitti di interessi, la applichiamo in Rai da tempo. E’ ora più che mai giusto che la si faccia valere con maggior forza anche per i collaboratori e società di produzione.
Non è voler stare fuori dal mercato, ma è voler regolamentare con buon senso quel mercato che, se non avesse la sicurezza di una torta di soldi pubblici, sarebbe un mercato diverso, forse meno ricco e meno viziato, forse chissà anche meno aggressivo e monopolistico.
Ecco perché chiedo scusa a Fazio se non è stato difeso durante alcuni attacchi, lo faccio ora sperando in parte di riparare.
Ora però dovrebbe scusarsi per aver messo in cattiva luce l’azienda e quegli stessi uffici pieni di competenze che in altre occasioni ha trovato piuttosto aperti, specie in fase di impostazione contrattuale e che gli hanno consentito di andare in onda sempre e nonostante tutto.

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