Riccardo Laganà: “Voglio portare la base Rai al settimo piano”

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Scade il 31 maggio il termine per presentare la propria candidatura al nuovo cda della Rai. C’è chi il proprio curriculum (come Michele Santoro o Giovanni Minoli) lo ha spedito alla Camera e al Senato che eleggono quattro consiglieri; c’è chi sussurra il proprio nome all’azionista Tesoro (che nomina due consiglieri tra cui l’ad), nella speranza di diventare addirittura il capo della tv di Stato; c’è chi spera di essere sostenuto da uno degli otto sindacati interni della Rai; e infine c’è chi le firme (circa 400) se le sta raccogliendo da solo. LoSpecialista.tv ha intercettato Riccardo Laganà, 43 anni, assunto in Rai nel lontano 1996, tecnico di produzione in Via Teulada, a Roma. È il fondatore e ideatore del gruppo IndigneRai poi costituitosi nel 2015 nell’associazione Rai Bene Comune-Indignerai. Una bacheca Facebook e un sito internet – che sono luoghi per informare dipendenti e cittadini diventati riferimento per tanti giornalisti che parlano di servizio pubblico – e tanto “Rai pride”. È candidato al nuovo cda. Ecco il servizio pubblico che ha in mente.

Come nasce l’idea di IndigneRai? “Nasce dalla frustrazione di non essere rappresentati ai piani alti di Viale Mazzini”, ha esordito Riccardo Laganà. “All’esterno si parla solo di dirigenti e giornalisti, ma a far camminare la macchina ci sono migliaia di lavoratori nell’ombra. Una massa silente, che fa il prodotto e che non aveva un luogo di rappresentazione. Io e altri amici abbiamo provato a metterne uno a disposizione. C’era bisogno di parlare di Rai, di raccogliere le lamentele, le proteste e le proposte dei colleghi”.

In queste ore va di moda il contratto di governo. Elenca i primi tre punti? “Innanzitutto – ha aggiunto Laganà – valorizzazione delle risorse interne che attualmente sono mortificate. Al settimo piano vorrei sentir parlare dei dipendenti come valore e non come costo da tagliare. Ci siamo battuti per anni – e con successo in commissione di Vigilanza – perché questo concetto fosse inserito nel contratto di servizio all’articolo 24. Ne sarò il custode… Al secondo punto dignità del lavoro, con il mantenimento dell’attuale perimetro occupazionale e il ritorno del prodotto in azienda. No, dunque, allo svilimento delle professionalità interne, al mobbing e ad appalti ed esternalizzazioni selvagge. Terzo punto, meritocrazia nella gestione del personale e trasparenza nell’amministrazione aziendale”. Ho letto che vorresti rendere viale Mazzini “una casa di vetro”. Un bel favore per la concorrenza? “Non nego che ci potrebbe essere un problema con la concorrenza, ma è un concetto che il servizio pubblico deve mettere in secondo piano. La trasparenza gestionale deve sviluppare efficienza e ottimizzazione delle risorse derivate da canone. Stiamo parlando di soldi pubblici ed è necessario rendicontare. Non è possibile che il management si trinceri dietro al paravento della concorrenza. Con me al settimo piano non ci sarebbero più contratti degli artisti secretati…” I vari Bruno Vespa, Fabio Fazio, Antonella Clerici e Carlo Conti sono avvertiti. “Credo che convenga anche a loro. Se c’è un compenso alla luce del sole, alto o basso che sia, è meglio che si sappia. E soprattutto è giusto che i compensi siano collegati ai risultati raggiunti”. Il cda fa le nomine. Facciamo tre nomi: il nuovo dg, il direttore del tg1 e quello di Rai1? “Meglio non fare nomi, di certo le migliori risorse le andrei a scovare all’interno dell’azienda sulla base di esperienze e curricula. Professionisti competenti e indipendenti dall’aggressione dei partiti e degli interessi privati. E al nuovo amministratore delegato cosa consigli? “Di ascoltare i dipendenti. A parte la parantesi di Luigi Gubitosi, per noi le porte sono rimaste sempre chiuse”.

E alla commissione dei saggi che vaglierà la tua candidatura cosa chiedi? “So bene che se guardano ai titoli accademici non ho molte chance, ma dovrebbero giudicare anche le persone per quello che hanno fatto in pratica. Sono sette anni che in orario extra lavorativo vado in giro a difendere il concetto di servizio pubblico Rai come Bene Comune. La storia parla per me. Tempo e denaro mettendo a rischio il mio lavoro e caricandomi sulle spalle anche qualche richiamo disciplinare”. Se non ce la farai, per chi fai il tifo. “La nostra associazione esprime anche la candidatura di Emidio Grottola. La cosa importante non è chi andrà al settimo piano, ma come rappresenterà lo spirito che ci ha animato in questi anni. In proposito devo un ringraziamento alla squadra di avvocati coordinati da Vincenzo Incovino che collabora con me. In bocca al lupo? “Crepi il cacciatore e viva il lupo”.

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