Risposte su lavoro e pensioni: i giornalisti scendono in piazza

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Un momento della conferenza stampa alla Fnsi - Foto da streaming

I giornalisti scendono in piazza per sollecitare governo e istituzioni a riportare i temi dell’informazione al centro del dibattito pubblico. Lo faranno domani con una manifestazione indetta dalla Fnsi che dalle 10 alle 12 terrà il suo consiglio nazionale a piazza Montecitorio. Tanti i problemi che aspettano da tempo risposte da parte dell’esecutivo: da quelli del lavoro sempre più precario e sempre peggio retribuito (la legge sul giusto compenso è ferma dal 2012), alle querele milionarie che vogliono imbavagliare l’informazione, dalla riforma del sistema di governance della Rai alla crisi della cassa di previdenza della categoria, l’Inpgi, ad un passo dal commissariamento. Per tutti questi motivi il sindacato unitario dei giornalisti è intenzionato a chiedere l’apertura di un dialogo politico con il premier Draghi in grado di dare quel cambio di passo che serve per garantire l’osservanza dell’articolo 21 della costituzione.

“Negli anni abbiamo ricevuto molti attestati di stima, ma alle parole non sono seguiti provvedimenti – ha detto ieri il segretario della Fnsi Raffaele Lorusso nella conferenza stampa che ha presentato la manifestazione. Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza alle porte chiediamo quale posto si vuole dare all’informazione. Con il governo ci auguriamo che vogliano avviare un confronto serio sulle criticità del settore” ha aggiunto Lorusso. “Rischiamo di veder ridurre sempre più gli spazi dell’informazione in questo Paese – ha incalzato il segretario della Fnsi -: il lavoro nel settore è sempre più precario e senza attenzione a lavoro e previdenza non ci può essere informazione di qualità. Per questo chiediamo al governo e al presidente del Consiglio, Mario Draghi, risposte e attenzione per il settore”.

Un tema fondamentale è sicuramente quello delle difficoltà di bilancio dell’Inpgi, che ha da poco chiuso un bilancio in rosso per 242 milioni, e le cui difficoltà sono strettamente legate alla precarizzazione del lavoro giornalistico. “Senza lavoro non c’è previdenza”, ha ribadito la presidente dell’Inpgi Marina Macelloni, presente in conferenza stampa. Macelloni ha ricordato come negli ultimi anni l’Istituto abbia pagato oltre 500 milioni di ammortizzatori sociali e che “senza il sostegno della Cassa molte aziende editoriali non ci sarebbero più. Quello che chiediamo – ha evidenziato – è che si condivida la visione di un Istituto che soffre perché mancano le entrate e che si condivida l’analisi di un Ente che ha fatto la sua parte. È inutile concentrarsi solo sui tagli: non risolvono la situazione e, anzi, tagli al costo del lavoro la aggravano. Chiediamo che il governo consideri la vicenda Inpgi come un pezzo della crisi complessiva del mondo dell’informazione. Solo in quest’ottica si può risolvere il problema”.

Un appello alla categoria a scendere in piazza con la Fnsi è stato lanciato anche da Guido D’Ubaldo componente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, “per l’autonomia dei giornalisti, per la difesa dell’Inpgi e dell’articolo 21 della Costituzione. Il Consiglio nazionale dell’Ordine – ha evidenziato – ha perso l’occasione di affiancare l’Inpgi nella battaglia per ampliare la platea degli iscritti”.

Paola Spadari, presidente dell’Ordine del Lazio, ha portato l’adesione alla mobilitazione dei presidenti degli Ordini regionali, e ha osservato: «È necessario restituire all’informazione e a chi fa informazione la centralità e il ruolo previsti dalla Costituzione. Bisogna dare tutele, diritti e garanzie a tutti i soggetti che fanno informazione”.

In chiusura il presidente della Fnsi, Beppe Giulietti, ha rimarcato la necessità di “far capire ai cittadini che la battaglia è per loro. Quella di giovedì non è una iniziativa contro qualcuno, ma una manifestazione di speranza. In piazza ci saranno i rappresentanti della categoria, i colleghi precari, donne e uomini legati dall’amore per la Costituzione: sarà una piazza della dignità del lavoro e della Costituzione”.

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