Roberto Natale: “Non mi candido al cda Rai per rappresentare i giornalisti”

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In Rai – dove 13 mila dipendenti presto eleggeranno uno di loro al nuovo cda – è ufficialmente partita la campagna elettorale. Sono 15 i candidati in lizza per il settimo piano e tra loro c’è un solo giornalista: Roberto Natale. Ha preso carta e penna sulle colonne del Fatto Quotidiano e – dopo essersi tolto qualche sassolino dalle scarpe su presunti “aiutini” – svela il suo programma. Peccato…Lo avrei chiamato per un’intervista su LoSpecialista.tv prima del voto. Mi ha anticipato e alla vigilia del congresso Usigrai di Bologna si è intervistato da solo. E bisogna dire che il mestiere lo conosce. “Oltre ad essere ‘l’ex portavoce della Boldrini’ – premette Natale infastidito da questa ricorrente etichetta – sono dipendente Rai dal millennio scorso: per una borsa di studio che vinsi nell’81 (ci vuole il passato remoto) e che mi portò all’assunzione nell’88. L’altra cosa che non ho capito è ‘il desiderio che in cda vada un uomo dell’azienda e non un giornalista’. I giornalisti e le giornaliste sono uomini e donne dell’azienda, né più né meno importanti di dirigenti, quadri, tecnici, impiegati, operai… …Sono giornalista e sono grato all’Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai) per avermi indicato, ma non mi candido certo per rappresentare la mia categoria. E lo stesso, ne sono sicuro, pensano gli altri candidati e candidate di altre professioni. Chi va in cda dovrà far sentire ben altre ragioni che quelle di un gruppo professionale: per quello scopo ci sono e rimarranno i sindacati”.

“Dovrà rappresentare invece con passione e competenza – aggiunge Natale sciorinando il suo programma – le ragioni del servizio pubblico, mai così poco popolari come oggi tra i ‘decisori politici’; far sentire forte la domanda di autonomia che esprime la grandissima parte dei dipendenti Rai; far rispettare le ragioni del lavoro Rai, contro una precarietà ancora troppo diffusa, contro troppe esternalizzazioni e appalti senza ragione; farsi portavoce anche delle domande dei cittadini che pagano il canone, le cui richieste non è detto che trovino ascolto – l’esperienza insegna – nei rappresentanti scelti dal Parlamento o dal Governo. Rispetto a questi compiti l’unica maglietta da indossare è quella di tutti i dipendenti Rai, così come è opera di tutti i dipendenti, nessuno escluso, il prodotto – conclude – che ogni giorno il servizio pubblico fornisce”.