Rognoni: La riforma Rai? “Pessima. Ci voleva più coraggio”

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*Carlo Rognoni*

L’attuale cda Rai scade formalmente con l’assemblea degli azionisti che deve tenersi per legge entro fine giugno. Due i punti all’ordine del giorno: approvazione del bilancio (in utile per 8-10 milioni) e nomina dei nuovi amministratori. Come previsto dalla legge n. 220 del 2015, due consiglieri li nominerà la Camera, due il Senato, altri due (tra cui l’amministratore delegato) il ministero dell’Economia in qualità di azionista e l’ultimo lo eleggeranno i dipendenti Rai.  LoSpecialista.tv ne ha parlato con Carlo Rognoni, ex direttore di “Panorama”, “Epoca” e “Secolo XIX”, e soprattutto ex consigliere d’amministrazione della Rai (carica ricoperta per tre anni e nove mesi, tra il giugno 2005 e il febbraio 2009).

Che voto dà alla riforma della governance Rai voluta da Matteo Renzi? “È una riforma pessima – ha esordito Rognoni -. Le intenzioni di Renzi erano buone: la politica doveva fare un passo indietro dalla gestione aziendale. Io stesso ho collaborato a quel progetto, anche se indirettamente, cercando di spiegare cosa avrebbero dovuto fare. E avevo elaborato una riforma, una decina di cartelle, che aveva convinto diversi nel Partito Democratico, compreso Vinicio Peluffo, che era capogruppo in commissione di Vigilanza, e il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli”. E poi cosa è accaduto? “Renzi ha detto no, è troppo complicato, ci penso io. E nessuno intorno a lui ha avuto il coraggio di contrastare la sua ricetta. Una ricetta vecchia e semplicistica, che certo non portava la Rai verso quella rivoluzione che lui stesso a parole aveva annunciato. Peccato, ci voleva più coraggio. Il coraggio di cambiare davvero. E non era così difficile. Alla fine mi sono arreso, sono vecchio e non ho tempo da perdere. Ma la Rai è rimasta indietro”. Ma perché annunciare una riforma in pompa magna a Palazzo Chigi e poi realizzarne un’altra? “Uno dei dubbi che ho – ha confidato Rognoni – è che Renzi non abbia avuto il coraggio di osare di più perché gli serviva mantenere un dialogo con Berlusconi. Naturalmente il leader di Forza Italia era contrario a cambiamenti forti in Rai perché doveva difendere se stesso e i propri interessi. E la Rai gli andava bene così com’era”.

Che altro avrebbe dovuto fare il governo Renzi per aiutare la Rai? “Ad esempio – ha aggiunto Rognoni – non ha alcun senso neanche la commissione di Vigilanza sulla Rai. Andava eliminata. Una commissione che serve solo a quelli che ci sono dentro a farsi un po’ di pubblicità, ma non ha nessun potere e nessuna capacità reale”. Ma qualcosa di buono l’ha fatto il Pd per la Rai? “La riforma del canone inserito nella bolletta elettrica è ottima, non c’è dubbio”. Perché al settimo piano non si riesce da anni a fare una riforma seria dell’informazione? “Anche lì hanno avuto paura. Verdelli aveva fatto un buon lavoro. Sia lui che Campo Dall’Orto non hanno avuto la forza di imporsi”. Si riferisce agli ostacoli interni o alla politica? “Sicuramente hanno giocato un ruolo le corporazioni interne alla Rai, dopodiché la politica se n’è fregata…” Riusciranno, con un quadro politico ancora così complicato, a rinnovare il board di Viale Mazzini? “Non riescano a fare il governo – ha chiosato Rognoni –  prevedo una partita lunga e complicata anche sulla governance Rai”.