Rosa di nomi per guidare Il Giornale: tutti ex, più Minzolini (lanciato da Porro)

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NICOLA PORRO_QUARTA REPUBBLICA. Foto da ufficio stampa Mediaset

da Professionereporter.eu Qual è il nome più adatto per guidare Il Giornale dopo undici anni di Alessandro Sallusti al comando? Uno che potrebbe corrispondere all’identikit è Gian Marco Chiocci che al Giornale è stato per molti anni, raggiungendo il culmine con l’inchiesta-scoop sulla “casa di Montecarlo” di Gianfranco Fini. Poi direttore del Tempo, ora direttore dell’AdnKronos, al Giornale sarebbe ben accolto, come un ritorno fra amici e conoscenti. Se si volesse cercare una soluzione interna, potrebbe toccare a Stefano Zurlo, inviato di giudiziaria e di politica. Bravi, ma forse un po’ troppo giovani invece i due vicedirettori di Sallusti: Francesco Maria Del Vigo e Marco Zucchetti.

Poi ci sono i cavalli di razza della scuderia Berlusconi. Uno è Nicola Porro, che difficilmente lascerebbe la conduzione tv (Quarta Repubblica, su Rete 4) per tornare alla antica carta stampata. Porro ricopre ancora la carica di vicedirettore del Giornale “ad personam” e nella sua conversazione mattutina (“Zuppa di Porro”) ha definito l’addio di Sallusti “un disastro”. Un altro è Paolo Liguori: assunto da Indro Montanelli, ha lavorato al Giornale dal 1985 al 1989. Conduce “Fatti e Misfatti” su Tgcom24, che ha diretto fino a due anni fa. Terzo, ma non in ordine di posizione, Augusto Minzolini: principe delle indiscrezioni politiche, non ha mai lavorato al Giornale, ma è stato a Panorama, alla Stampa, direttore del Tg1. Porro nella “Zuppa” ha fatto un endorsement per lui: “Sarebbe un ottimo direttore per Il Giornale”.

Difficile compito – La direzione del Giornale è stata sempre un affare di famiglia, della famiglia Berlusconi, oggi impegnata nel difficile compito di seguire le condizioni di salute del patriarca, Silvio. A firmare il saluto a Sallusti sono stati Paolo, fratello di Silvio, azionista di maggioranza del Giornale e Alessia, figlia di Paolo, presidente della società editrice. Le ragioni dell’abbandono di Sallusti risiedono probabilmente in una consistente offerta economica della famiglia Angelucci, che l’ha chiamato a dirigere Libero (dal 1° giugno). Sempre Porro, nella “Zuppa”, ha detto che gli editori talvolta devono “saper coccolare i loro direttori”, se ci tengono.

Il 14 maggio, ventiquattr’ore ore dopo l’apparizione su Dagospia della notizia sul suo addio, Sallusti non ha partecipato alla riunione di redazione, ma i vicedirettori l’hanno condotta- hanno specificato- in base alle sue indicazioni. Il Giornale è, assieme al Fatto, fra i quotidiani più importanti d’Italia l’unico a guadagnare con costanza copie rispetto allo scorso anno. Quarantamilanovecentoquaranta copie vendute al giorno a marzo 2021, più 2,9 per cento rispetto al marzo 2020.

Grazie ai redattori – Tanto che recentemente Sallusti ha scritto una lettera ai redattori per ringraziare dell’impegno e compiacersi dei risultati ottenuti. Il Giornale ha una notevole anomalia: mentre la maggior parte dei giornali del mondo punta sul digitale e comunque elimina le distinzioni fra chi si occupa di carta e chi di online, qui l’edizione digitale è gestita da una società diversa e ha una redazione distinta (60 circa i giornalisti addetti alla carta, una decina sul digitale).

I conti vanno meno bene delle vendite. Due anni fa suscitò clamore la chiusura della redazione romana del Giornale, con i giornalisti costretti a occuparsi di politica da Milano. Da due anni tutta la redazione è in regime di solidarietà al 17 per cento: l’accordo scade ad agosto prossimo, ma verrà probabilmente rinnovato.

Sallusti è stato accolto a Libero con grande favore. Pietro Senaldi, che era direttore e diventerà condirettore, ha detto di essere felice di lavorare di nuovo con lui e “lieto” si è detto anche Vittorio Feltri, primo editorialista di Libero. Sallusti nel 2010 prese il posto di Feltri alla direzione del Giornale e Feltri fu nominato direttore editoriale. Dopo due mesi Feltri andò a Libero, in polemica con Sallusti. Hanno lavorato spesso fianco a fianco, anche con momenti di aspri dissidi.

Sallusti ha girato molto nei giornali ed è talvolta andato via in modo brusco. Ha lavorato con Montanelli al Giornale, approdò negli anni ’90 al Messaggero, che lasciò in una notte per andare al Corriere a Milano. Poi vicedirettore al Gazzettino, direttore alla Provincia di Como, la sua città, direttore a Libero, editore e direttore all’Ordine di Como.

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