Salini chiude il mandato Rai in pareggio, grazie a Fiorello e alla pandemia

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L'amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini. Foto Ufficio stampa Rai.

Mancano quattro mesi alla fine della sua avventura al settimo piano. E l’audizione in commissione di Vigilanza Rai – anche se ha garantito al senatore Alberto Airola di non aver gettato la spugna – per Fabrizio Salini è stato il canto del cigno. Ha varcato i cancelli di Viale Mazzini nell’estate del 2018 con una “pacca sulla spalle” del Movimento 5 Stelle. Una bella avventura: il primo amministratore delegato con pieni poteri dopo la riforma Renzi del 2015. Promise “valorizzazione di personalità, creatività e risorse”; lanciò la sfida a Netflix “per riconquistare i giovani”; e cominciò a scrivere il piano industriale “Digital first” con annessa alfabetizzazione per i più maturi. Un piano con al centro il prodotto: fatto in casa (o quasi), con apposite factory e per ogni piattaforma. E quindi nove direzioni orizzontali e un calcio a “vecchi feudi e potentati e alle vecchie logiche”. Quindi immaginò Rai24, “uno dei più importanti portali dell’informazione del Paese”, “più spazio a inchieste e approfondimento”, pluralismo con meno costi, meno sprechi e più tecnologia. Una Rai, insomma, di cui andare orgogliosi. Per dirla con Beppe Grillo, modello BBC.

DALLE “STELLE” ALLE STALLE – Poi Salini dal settimo piano è sceso con i piedi per terra. Ha toccato con mano quanto l’Azienda sia paralizzata da quei partiti che lo avevano nominato e che via via hanno preteso di attovagliarsi con lui in vista delle nomine a Reti e Tg; si è accorto di come l’Azienda sia sotto ricatto – con la storia dell’extra gettito del canone – per ottenere le risorse necessarie al salto di qualità; ha sperimentato quanto siano radicati tra i dirigenti e i giornalisti quei vecchi feudi e quelle vecchie logiche che voleva spazzare via. E alla fine, a dare un colpo di grazie alla sua “raivoluzione”, è arrivato il coronavirus: piano industriale congelato, o comunque fortemente rallentato, e tutte le riforme (o quasi) in soffitta. Anche il nuovo bouquet di 15 canali, con il canale in inglese, quello istituzionale e quello per target femminile, rimandati a tempi migliori.

RESTERA’ UN FIORELLO – Cosa resterà di questi anni di Salini, si chiederebbe canticchiando Raf. Un palinsesto – nonostante a San Macuto l’ad si sia sforzato di negare – appaltato ai soliti noti e alle stesse società di produzione esterne; gli stessi identici telegiornali con menu a base di pastoni e panini, con qualche direttore sbucato dal nulla; un bel cantiere con i conti in ordine per tre anni (anche il 2020 con una “sgommata” sul finale si chiuderà in “sostanziale pareggio”) e le idee in disordine; e un contratto di servizio tutto da riscrivere. Potrà consolarsi, e questo gli va riconosciuto, con il lancio di RaiPlay e RaiPlay Sound. Due operazioni meritorie del servizio pubblico che guardano al futuro. Potrà rivendicare di aver puntato su Fiorello, sia in coppia con Elena Capparelli (direttore di un team “digital” con un centinaio di persone) sia in coppia con Amadeus a Sanremo. E potrà anche rivendicare di aver posizionato la Rai nel mercato degli Ott, alfabetizzando il pubblico e attraendo più giovani. Ma dal nuovo super-ad della Rai ci aspettavamo qualcosina in più…

E UNA QUERELA A STRISCIA – Tornando al canto del cigno a San Macuto, davvero poche le novità emerse. Salini ha confermato il no (“la nostra mission è un’altra”) alla partecipazione a ItsArt, facendo intendere che la domanda il ministro Dario Franceschini non l’ha neanche posta a lui direttamente. Sulle presenze di volti Mediaset a Sanremo ha ribadito che il “festival è di tutti, e non è la prima volta che accade”. Sul “giusto contratto”, ha confermato la stabilizzazione di 214 giornalisti e l’intenzione di assumerne altri 36 entro la fine del mandato. Sui presunti sprechi nelle sedi estere ha annunciato “azioni giudiziarie per ripristinare la verità” contro “Striscia la notizia”. Ma non bastava una smentita al tg satirico, o – ancora meglio – una bella dichiarazione a RaiScoglio24? E sempre a proposito di “Striscia”, ha spiegato di non aver pagato il presepe laico: “Non è stato autorizzato dai vertici”. Insomma, un mandato che termina in sostanziale pareggio, come i bilanci. E non scriviamo in perdita solo perché la pandemia è stata innegabilmente un fattore…

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