Salini si fa le nomine ma spacca il cda Rai

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Il presidente Rai Marcello Foa e l’amministratore delegato Fabrizio Salini © LaPresse

La Rai ha otto nuovi direttori di genere, e tre di loro ricopriranno anche il ruolo di direttore di Rete. Sono Stefano Coletta (Intrattenimento prime-time e direzione Rai1); Ludovico Di Meo (Cinema/Serie tv e direzione Rai2); Silvia Calandrelli (Contenuti culturali e educational e direzione Rai3); Duilio Giammaria (Documentari); Franco Di Mare (Intrattenimento day-time); Luca Milano (Kids); Eleonora Andreatta (Fiction); e Angelo Teodoli (Direzione coordinamento generi). Li ha scelti l’ad Fabrizio Salini che il 14 gennaio li ha sottoposti al parere (non vincolante) del cda che ha voluto – su richiesta di Riccardo Laganà – adottare un voto disgiunto. E solo quattro direttori (su otto) sono stati promossi sul filo di lana: Teodoli, Coletta, Di Mare e Milani hanno ricevuto quattro sì. Gli altri – Calandrelli, Andreatta, Di Meo e Giammaria – tutti “bocciati”. Ma come detto, il parere non era vincolante; il piano industriale può procedere; e Salini – che ha fatto trapelare dal settimo piano “grande soddisfazione” – ha esercitato i propri poteri.

Ma a giudicare da quanto accaduto nella Sala Orsello c’è poco da essere soddisfatti. Il presidente Marcello Foa – che stando ai boatos non parla con Salini ormai da settimane – si è astenuto sempre prendendo le distanze dall’intero pacchetto di nomine. Lo stesso ha fatto Rita Borioni che ha parlato di “un governo dell’azienda che ritengo gravemente deficitario sotto ogni punto di vista”. Igor De Biasio, poi, ha sempre votato no e al termine della seduta ha denunciato: “Salini si è dimostrato inadeguato al ruolo affidatogli”. A Salini, insomma, restano i fedelissimi Beatrice Coletti (otto sì) e una dichiarazione di grande stima: “E’ il professionista giusto per guidare questa importante evoluzione che deve investire oggi la televisione pubblica”. E Giampaolo Rossi (sette sì e un’astensione). Fedelissimi che però andranno pesati al momento delle nomine ai telegiornali. E infine c’è il battitore libero Riccardo Laganà, consigliere eletto dai dipendenti, che in questo gioco a geometrie variabili è destinato sempre più ad essere l’ago della bilancia. Non certo l’ideale per governare un’azienda come la Rai. Per sua stessa ammissione Salini non aveva proceduto alle nomine fino ad ora “per senso di responsabilità: perché ci tengo a tenere unito un Consiglio che oggi vive le stesse divisioni che sconta la politica”. Poi ha deciso di procedere comunque per evitare lo stallo. Ma quando a fine mese sui telegiornali e sulla direzione approfondimento il voto del cda sarà vincolante dovrà sedersi ad un tavolo con sotto parecchi coltelli…

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