Salvataggio Inpgi. Nuovo no dei comunicatori che chiamano il governo

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La sede dell'Inpgi, in via Nizza a Roma

Non saranno i comunicatori a salvare l’Inpgi. L’ipotesi di una “deportazione contributiva”, ovvero il passaggio di cassa, da Inps a Inpgi, di questa categoria di lavoratori non sarebbe la soluzione per risanare i conti dell’ente previdenziale dei giornalisti. Lo ribadisce in una nota ReteCoM, la Rete delle associazioni per la comunicazione e il management, che sottolinea come questa sia sempre stata la sua posizione e che questo convincimento di recente è stato confermato anche “da fonti governative”.

ReteCoM riferisce di aver appreso di un incontro tra il Consiglio di amministrazione dell’Inpgi e alcuni rappresentanti del Governo su questo delicato tema, da cui sarebbe emerso ciò che i comunicatori hanno sempre sostenuto, ovvero “l’inutilità della migrazione contributiva di migliaia di Comunicatori dall’Inps all’Inpgi. ReteCoM, come anticipato in una intervista ad AdgInforma.it da Rita Palumbo, Segretario Generale Ferpi, fin dall’inizio ha sottolineato che mai avrebbe accettato di avallare tale deportazione contributiva che avrebbe forse rinviato il problema, impedendo il commissariamento dell’Istituto, ma lasciato al futuro previdenziale incerto i comunicatori subentrati e i giornalisti presenti.

Ora anche il Governo sembra essersi convinto che “l’allargamento della platea contributiva con l’ingresso forzato di altre categorie professionali, per esempio i comunicatori pubblici i cui contributi ammonterebbero a poco più di cinquanta milioni di euro l’anno, era e resta insufficiente a salvare le pensioni dei giornalisti e non sarebbe comunque in grado di coprire gli altri 200 milioni annui necessari a portare l’Inpgi definitivamente fuori dalla situazione drammatica in cui si trova”.

A fronte di questi sviluppi ReteCoM chiede a gran voce di essere ascoltata dal Governo, e di aprire al più presto un confronto tra esecutivo, parti sociali e associazioni di categoria che coinvolgano anche i comunicatori “per ribadire ancora una volta – conclude la nota – la posizione delle Associazioni che riunisce, confidando di non dover ricevere più solo da fonti giornalistiche notizie sul futuro dei professionisti della Comunicazione”.

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