Salvate il soldato Inpgi: il Governo tentenna e il Cda chiede chiarezza

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La sede dell'Inpgi, in via Nizza a Roma

Nessuno sembra voler salvare l’Inpgi. Dopo il “no grazie” dei comunicatori ad entrare nella cassa previdenziale dei giornalisti, di cui abbiamo già parlato su AdgInforma.it, anche il Governo sembra averci ripensato. Almeno è quanto sostengono i consiglieri d’amministrazione di Via Nizza, che in una nota fanno sapere che nell’ultimo tavolo di confronto con l’esecutivo, che definiscono “sconcertante”, sembrano essere venute “meno le ipotesi di soluzioni strutturali allo squilibrio dei conti previdenziali”.

Di fronte a questo passo indietro, il Cda Inpgi chiede chiarezza al presidente Conte, sugli effettivi intenti del suo Governo. Senza giri di parole Domenico Affinito, Ida Baldi, Giuseppe Gulletta, Massimo Marciano Giuseppe Marzano, Claudio Scarinzi e Massimo Zennaro chiedono “che il presidente del Consiglio, che ha istituito il tavolo sull’Inpgi, chiarisca se gli impegni assunti siano ancora validi o, se il tema della previdenza insieme con quelli delle libertà e dei diritti dei giornalisti, a partire dalla lotta al precariato, siano già scomparsi dal tavolo, diventando buoni solo per i convegni e per le dichiarazioni davanti alle telecamere”.

Di converso “i giornalisti italiani sono pronti a fare la propria parte – si legge nella nota del Cda -, come hanno già fatto con cinque riforme previdenziali in 20 anni, riforme che hanno pesantemente tagliato pensioni e welfare, e come fanno ogni giorno, caricandosi per intero il costo delle crisi aziendali con 500 milioni di ammortizzatori sociali pagati dall’Inpgi negli ultimi dieci anni e risparmiati dallo Stato”.

“Ma – rilevano i consiglieri d’amministrazione dell’Inpgi – nessun ulteriore taglio sarà risolutivo senza un intervento serio sull’allargamento della platea, soluzione già individuata dal legislatore come l’unica in grado di dare una risposta strutturale e definitiva al vero problema dell’Inpgi: la continua erosione di iscritti e contributi a causa delle profonde trasformazioni del nostro mercato del lavoro”.

In questo senso le condizioni che, secondo il Cda, sono utili per aprire una strada alla soluzione sono la fiscalizzazione degli oneri degli ammortizzatori sociali, gli automatismi sugli sgravi contributivi, unitamente ad un periodo di almeno dodici mesi in cui, “senza la spada di Damocle di un imminente commissariamento, si possano mettere a punto soluzioni condivise per consentire all’ente di proseguire la propria attività e la propria missione istituzionale”.

D’altronde la situazione dell’Istituto previdenziale dei giornalisti, con una previsione di bilancio 2020 in passivo di 253 milioni, è quella di un ente al collasso. Una situazione che non è destinata a migliorare vista la progressiva riduzione delle riserve tecniche e per cui non esiste un preciso piano di rientro per migliorare i conti, se non appunto il discusso ingresso dei comunicatori.

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