Sarah Rainsford, l’ultimo reportage della corrispondente Bbc prima dell’espulsione dalla Russia

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È un racconto intimo, personale, colmo di tristezza e di ricordi, quello contenuto nell’ultima corrispondenza da Mosca di Sarah Rainsford per la Bbc. Espulsa dal Cremlino come “minaccia perla sicurezza nazionale”. L’ultima domanda scomoda, probabilmente quella che ha fatto prendere la decisione di bandirla alle autorità russe, Sarah l’ha rivolta ad Aleksandr Lukashenko, presidente bielorusso stretto alleato di Vladimir Putin. Sarah era intervenuta all’incontro annuale con la stampa e, racconta nel suo reportage, aveva colto l’occasione per chiedere a Lukashenko come avrebbe potuto rimanere presidente dopo la tortura e l’imprigionamento di manifestanti pacifici. Dopo essere stata presa a male parole in diretta tv dal presidente e dai suoi fedelissimi che l’hanno bollata come “propagandista occidentale”, al suo ritorno a Mosca la giornalista britannica è stata fermata all’aeroporto. Qui è stata costretta a firmare un documento nel quale si dichiara informata di essere “persona non grata” e, dopo una trattativa lunga 12 ore, Rainsford ha ottenuto la possibilità di entrare in Russia per l’ultima volta per prendere le proprie cose prima di essere bandita a tempo indeterminato dal paese.

La giornalista racconta di avere già da tempo il sospetto di essere finita sotto lo sguardo del potente Fsb, il servizio federale per la sicurezza russo con i visti che, invece di essere a lungo temine, diventavano di durata sempre più breve e le approvazioni che arrivavano sempre più sul filo di lana.

L’ultima corrispondenza della giornalista ripercorre oltre 30 anni di vita personale e di storia della Russia da quando, a 18 anni Sarah era arrivata a Mosca subito dopo il crollo della vecchia Unione sovietica. Un lungo periodo in cui, attraverso oltre 20 anni di lavoro, la Rainsford ha raccontato l’evoluzione di un paese dalla povertà dilagante, alla lenta conquista delle libertà da parte della popolazione, fino all’arrivo di Putin e alla lenta erosione di quelle libertà. Tra queste anche la libertà di stampa, con molti giornalisti russi costretti a scappare all’estero o quantomeno a avere pronti dei piani di fuga. Mai, scrive ancora Rainsford, lei avrebbe pensato di essere una di loro. Anche perché fino ad ora la stampa straniera era rimasta quasi sempre intoccata, protetta da passaporti internazionali e dalla propria potenza mediatica.

Il racconto struggente dell’ultimo saluto di Rainsford a casa sua si conclude con un piccolo barlume di speranza, con la giornalista che riporta la solidarietà ricevuta da tanti russi, persone sconosciute, che le hanno chiesto scusa per il comportamento del loro governo. Un piccolo segnale di opposizione al regime putiniano confermato anche dal il direttore della tv via cavo Dozhd, appena bollato dalle autorità come “agente straniero”, che le ha raccontato di come gli abbonati siano aumentati dopo essere stati dichiarati nemici dello Stato.

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