Chiusura Ert, parla il corrispondente in Italia della tv greca

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Dimitri-Deliolanesdi Massimiliano Lanzi Rath

La crisi della tv pubblica greca che ha fatto vacillare il governo Samaras sembra avviarsi verso una soluzione. Il premier greco e il leader del partito socialista Pasok, Evanghelos Venizelos hanno concordato la riassunzione di 2000 dei 2600 dipendenti della “vecchia” Ert. A proposito dell’accordo e della situazione della Ert abbiamo parlato con il corrispondente in Italia della tv greca Dimitri Deliolanes.

Dimitri, in questi giorni si è parlato di scandali, compensi milionari, interferenze e pressioni del governo. Ci aiuti a capire meglio la situazione?

-La chiusura dell’ERT è stata decisa in maniera unilaterale dal premier Samaras tenendo all’oscuro i suoi alleati di governo e provocando così l’uscita dalla coalizione del piccolo partito della Sinistra Democratica. Inoltre, la chiusura e il licenziamento dei 2.600 dipendenti sono avvenuti in maniera illegale, tramite un annuncio Tv. Sui motivi della chiusura, Samaras ha dato varie versioni, insistendo però sul fatto che l’ERT fosse un “pozzo di scandali”. I greci si sono fatti una risata: gli scandali, veri o presunti, ritengo siano da addebitare per intero al suo governo e al suo ministro responsabile, Simos Kedikoglou. Il vero motivo della chiusura è inconfessabile: si tratta di regalare il monopolio dell’informazione Tv ai canali privati, in mano a imprenditori che lavorano negli appalti pubblici e nelle forniture allo Stato. L’unica maniera che ha Samaras per coprire il fallimento della politica di austerità.

Quanto c’è di vero nella rappresentazione di una azienda noncurante della realtà e che sembra finora passata indenne attraverso la drammatica crisi del tuo paese?

-L’ERT è un’azienda pubblica che dal 2010 chiude i suoi bilanci in attivo. L’anno scorso c’è stato un guadagno netto di 40 milioni. Questo obiettivo è stato raggiunto diminuendo il personale (nel 2009 erano 4.800, ora sono 2.600 persone) e tagliando, per ben tre volte, gli stipendi. Certo, c’erano incarichi con compensi molto consistenti per la Grecia in crisi. Ma erano tutti dirigenti, consiglieri, direttori e presentatori scelti e nominati da Kedikoglou. Egualmente sono da addebitare al ministro competente eventuali appalti poco trasparenti. I lavoratori dell’Ert hanno chiesto e ottenuto che la procura di Atene svolga un’indagine per individuare i responsabili. 

Ritieni che l’accordo raggiunto sia soddisfacente?

-L’accordo raggiunto dai socialisti prevede la “riapertura immediata” del servizio pubblico con un personale di 2.000 persone. Ma la sua applicazione è ancora in dubbio, perchè le illegalità commesse sono tantissime.  Intanto, Samaras si rifiuta di adempiere a ben due ordinanze del Consiglio di Stato e restituire all’Ert le sue frequenze. Anzi, fa la voce grossa e intima al personale di sgomberare la sede dell’Ert, da dove continua a trasmettere via streaming o con frequenze di fortuna. Samaras deve riconoscere di aver fatto un passo falso annullando il decreto incostituzionale di abrogazione dell’ERT. Una volta tornata la normalità, non ci saranno motivi per non discutere una riforma complessiva dell’emittenza radio Tv pubblica, compresi eventuali esuberi.  

Trovi ci siano delle analogie  tra la situazione della Ert e quella della Rai?

-Purtroppo in Italia il caso dell’Ert è stato usato da alcuni per le loro polemiche contro la Rai. Come ho spiegato prima, le due situazioni sono diverse. Quello che, secondo me, è inammissibile in tutti e due i paesi è consegnare il monopolio dell’informazione televisiva ai privati. In Italia c’è anche l’aggravante che Silvio Berlusconi è anche un leader politico. E’ evidente lo stravolgimento del sistema democratico nel caso in cui la maggioranza della popolazione avesse accesso solo a un’informazione Tv (che è quella che conta per le elezioni) controllata da interessi privati.