Se i 15 dipendenti candidati al cda Rai chiedono par condicio

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La data del voto ancora non si conosce (per quella bisogna aspettare che il Parlamento elegga le commissioni di garanzia) ma in Rai è ufficialmente partita la campagna elettorale dei 15 dipendenti che si sono candidati al prossimo cda. E sono proprio loro (quasi tutti) in queste ore a chiedere per iscritto alla commissione elettorale una par condicio per un corretto svolgimento della campagna elettorale. Il regolamento, in effetti, prevede ben poco, se non una e-mail dedicata per ogni candidato (nome.cognome.candidato@rai.it) senza limiti d’invio. Quanta grazia…

Tra le richieste – a quanto apprende LoSpecialista.tv – la disponibilità sulla intranet aziendale di pagine personalizzate su cui caricare, testi, video, immagini e quant’altro. Ma soprattutto la possibilità di organizzare riunioni con l’elettorato e di avere i permessi per poter presenziare anche in altri cespiti aziendali al di fuori dalla consueta sede di lavoro. Non permessi sindacali, ma permessi elettorali… E a prescindere dalle esigenze organizzativo-produttive dei settori di inquadramento dei candidati: questo anche per non penalizzare chi deve rispondere a rigide gerarchie rispetto a chi è già direttore. D’altronde si tratta di una mini campagna elettorale.

Sempre ai 15 candidati, intanto, l’azienda ha spiegato quale sarà il compenso del dipendente eletto nel cda. L’emolumento spettante ai consiglieri di amministrazione viene stabilito dall’assemblea degli azionisti e fin qui è stato di 66 mila euro lordi (senza contributi). Coloro che decideranno di non mettersi in aspettativa (praticamente tutti), avranno “mansioni compatibili con la carica assunta”, orari più flessibili, lavoreranno in Viale Mazzini e “il dipendente eletto manterrà la propria retribuzione ordinaria in aggiunta all’emolumento spettante ai membri del consiglio di amministrazione”, fermo restando il tetto retribuivo di legge applicabile a Rai. Il cumulo tra la retribuzione ordinaria e l’emolumento, insomma, non potrà superare i 240 mila euro l’anno lordi.

A proposito di mail, c’è un candidato che lo strumento sta dimostrando di gradirlo e per la seconda volta si rivolge all’elettorato. È Stefano Ciccotti, candidato dell’Adrai (sindacato dei dirigenti) nonché Chief technical officer. In premessa annuncia che in caso di elezione in cda – per evitare conflitti d’interessi – smetterebbe di fare il CTO. Dopodiché tratteggia il profilo del buon rappresentate dei dipendenti in cda. “Non potrò comportarmi da super-sindacalista, ma necessariamente da super-rappresentante” – spiega Ciccotti – che garantisce che sarebbe un vero e proprio “cane da guardia” per indurre tutto il Consiglio – proprio grazie al coinvolgimento dei lavoratori – ad una gestione “sana” dell’azienda. Guai invece ad essere un “Signor NO – conclude Ciccotti – sempre e comunque in minoranza, o mero verbalizzatore a fini esterni delle decisioni prese dagli altri consiglieri”.

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