Se il coronavirus manda in “quarantena” RaiSport

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Fare il giornalista sportivo – in tempi di coronavirus – è diventato un mestiere davvero complicato. L’assenza di eventi in generale – e soprattutto lo stop del calcio in particolare – costringono infatti le redazioni a sforzi quotidiani di fantasia. Interviste sulla quarantena degli atleti; pezzi di scenario sulla fase 2 e sulla fase 3; calciomercato; contratti in scadenza nel periodo in cui si dovrebbe giocare; previsioni catastrofiche sull’impatto della pandemia sui bilanci; intere discipline sportive che rischiano di scomparire; grandi eventi cancellati; calendari scompaginati e da riprogrammare; il difficile dialogo tra politica e sport; e la complicata partita con i broadcaster che hanno acquistato a suon di milioni diritti tv di gare mai trasmesse. Insomma, di tutto e di più. Tranne quello che davvero interessa agli spettatori: le dirette. Ma c’è chi questo sforzo di fantasia per mantenere lettori – e spettatori – non sembra lo stia facendo a dovere. Si tratta della redazione di RaiSport: circa 110 giornalisti, quasi tutti su Roma e una ventina su Milano. Un plotone che il “generale” Auro Bulbarelli ha messo un po’ troppo al riposo.

PANCHINA CORTA ALLA TGR – Si racconta – scelta sacrosanta per la verità – di smaltimento di piani ferie; poi c’è lo smartworking – sacrosanto anche quello – utile soprattutto per l’aggiornamento del sito internet e dei canali social. Ma la Rai è soprattutto tv. E il palinsesto di RaiSport – se non si incappa in una maratona di ciclismo o di biliardo – è costellato solo di repliche: memory, memory review, perle di sport, Olimpiadi Story, Mondiali Story. Ma cosa fanno tutto il giorno i giornalisti di RaiSport? Sembra che vengano chiamati in causa tre volte al giorno da RaiNews per coprire tre finestre: 12.30; 19.30 e 24.15; poi il sabato dieci minuti su Rai2 alle 18.30 un bel notiziario di dieci minuti; e sempre su Rai2 un’oretta con “La Domenica sportiva”. Il notiziario quotidiano delle 18.30 sulla seconda Rete invece – che poteva tenere attivi a rotazione un bel po’ di colleghi – è stato abolito appena è scoppiata l’emergenza sanitaria. Insomma, troppi giornalisti pagati per non fare nulla, o quasi. Manca un progetto. E manca probabilmente anche un po’ di fantasia. A proposito di fantasia: un aiutino alla Tgr, per esempio, non guasterebbe. Il direttore Alessandro Casarin lamenta un organico ridotto all’osso e non sa come far tirare il fiato alle sue redazioni. Una telefonata a Bulbarelli?

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