Se Rai e Mediaset piangono, Sky non ride e si ripensa

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Maximo Ibarra, Ad Sky Italia. Foto da ufficio stampa Sky Italia.

Se Atene piange Sparta non ride. E se la Rai è alle prese con una difficile situazione di bilancio e Mediaset è costretta alle aule di tribunale con il socio scomodo Vivendi, in casa Sky non possono certo dormire sonni tranquilli. Sullo sfondo, per tutti, c’è naturalmente la pandemia con i suoi impatti sulla raccolta pubblicitaria e sulla domanda interna di abbonamenti alla pay tv e alla fibra ottica. Ma nel video ai dipendenti di Maximo Ibarra del 19 novembre scorso, l’ad di Sky Italia ha messo le cose in chiaro con circa quattromila dipendenti (di cui un migliaio a tempo determinato). E lo hanno ascoltato con attenzione anche un migliaio di collaboratori.

IBARRA ha illustrato a grandi linee un piano di sviluppo – in cui il Gruppo sarà ripensato e ridisegnato per tenere il passo della concorrenza – che dovrà traguardare il 2024. Quattro anni impegnativi, in cui Sky Italia dovrà aumentare la base clienti della pay tv (non arriva a 5 milioni tra residenziali e commerciali con arpu che tende a scendere) e dell’offerta di fibra ottica. Quest’ultima appena partita (e non senza concorrenza) e che ora entrerà nel vivo con l’apertura nel 2021 di 50 negozi in tutta Italia e grandi investimenti nell’infrastruttura a banda larga. Il tutto, naturalmente, al fine di migliorare i conti. Ma alle viste ci sono anche interventi sui costi e quindi anche sul personale: riconversione, riqualificazione, trasferimenti e – come ultima ed estrema ipotesi – esuberi. Il punto di caduta – quello degli interventi sul personale – di un percorso da gestire in accordo con i sindacati e nel rispetto della sostenibilità sociale delle scelte. Ma sarebbe fuorviante al momento parlare di numeri. Semplicemente perché Ibarra non ne ha fatti…

IL PIANO 2024 – Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire nei particolari cosa sta succedendo al pianeta Sky Italia e cosa ha in mente Ibarra. Il Gruppo – a quanto apprende AdgInforma.it – è all’inizio di un percorso di quattro anni in cui dovrà aumentare il livello di digitalizzazione; semplificare e rendere più snelli i processi decisionali; rendere ancora più efficienti i servizi al clienti; e pianificare una nuova strategia di mercato che guardando alla pay tv non smetterà di investire sulla produzione di contenuti originali ma probabilmente cercherà di risparmiare, almeno un po’, rinunciando a qualche esclusiva sul mercato dei diritti tv dello sport (a partire dal calcio). Il tutto all’interno di una strategia di Gruppo che dovrà oltrepassare i confini italiani ed essere sempre più coordinata e ove possibile concentrata su scala europea e con base a Londra. Questo allo scopo di migliorare l’offerta ai clienti e rendere Sky competitiva in un mercato sempre più concorrenziale, in cui alcuni soggetti come i giganti del web (che guidano “macchine” assai più leggere in termini di personale) possono inoltre godere di asimmetrie fiscali e normative che creano un innegabile vantaggio. Sky Italia da qui ai prossimi quattro anni si ripensa, si ridisegna, semplifica la macchina, la rende più coordinata, snella e veloce. E probabilmente anche un pochino più “leggera”…

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