Se Travaglio al Tg1 si accontenta della Paternini

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A giudicare dai suoi pregevoli scritti, Marco Travaglio ha una vera e propria passione per il Tg1. Sa bene che quella poltrona è il pomo della discordia tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. E lui, da buon grillo parlante (e scrivente) del Movimento 5 Stelle, di tanto in tanto fa trapelare qualche suggerimento. Intanto non ci sono dubbi. Se dipendesse da lui, “il direttore del Tg1 per i prossimi vent’anni sarebbe Milena Gabanelli”. Ma lei, che di recente ha anche difeso la performance di Domenico Lucano da Fabio Fazio, non sembra proprio in sintonia con la nuova Rai in salsa sovranista. E allora bisogna accontentarsi di quello che passa il convento giallo-verde. Il “Capitano” vuole Gennaro Sangiuliano? E Travaglio il 17 giugno 2018 fa confezionare un bel “ritratto” di Genny, l’eterno vice, amico, tra gli altri, di Almirante e che ora si fa i selfie con Salvini. “Giggino” dice no a Sangiuliano e opta per Franco Di Mare, e Travaglio il 18 ottobre 2018 incarta una bella marchetta per “Francuzzo Pampers Di Mare”. Insomma, il grillo scrivente dispensa consigli e stronca le candidature. Questa mattina, però, si è dimostrato di bocca buona. Giuseppina Paterniti – il nome per il Tg1 su cui Salvini e Di Maio duellano da giorni – può andare. “Non è sovranista, ma neanche europeista inflessibile”.

“Giuseppina è considerata ‘europeista’ perché lavorava a Bruxelles come corrispondente per il Tg3 – premette Carlo Tecce su Il Fatto Quotidiano -, un telegiornale non proprio di rigore tedesco, almeno per la matrice comunista che l’ha generato. Con l’avvento di Mario Monti e dei tecnici, però, tutti si sono omologati. Al contrario, Parteniti ha criticato spesso la trazione teutonica dell’Europa e l’atteggiamento prono dei commissari rispetto agli ordini di Angela Merkel, cioè la guida appaltata a un Paese forte anziché a un collettivo (seppur debole). Così Paterniti – a Bruxelles dal 2008, in tempi di falsa bonaccia – nei pezzi per il Tg3 si schierava con la Grecia: ‘La Germania vuole punire uno Stato per educarne cento’. E poi rammentava: il debito pubblico di Atene è un macigno soltanto per le banche tedesche. Quei racconti, chissà, la rendono adatta al Tg1 per la coppia Luigi e Matteo. Qualche giorno fa, Paterniti ha incontrato Fabrizio Salini, l’amministratore delegato indicato a fine luglio dal governo, ma non ha conosciuto ancora il presidente leghista Marcello Foa, che col trascorrere dei giorni – e dei fantastici sondaggi per il Carroccio – diventa sempre più influente in Viale Mazzini… …Ora – conclude Il Fatto – va spiegato a Salvini che Paterniti non è sovranista, ma neanche europeista inflessibile”.