Sedi Rai: si cerca un giornalista per Pechino, Giovanna Botteri verso Parigi

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La giornalista Giovanna Botteri. Foto da streaming.

Sembra che la sede Rai di Pechino – che Giovanna Botteri ha lasciato ormai da agosto 2020 (per le meritate ferie) e dove non riesce a rientrare causa covid – presto avrà ben due “inquilini”. La Botteri, naturalmente, che dopo il palco dell’Ariston prepara le valigie per tornare in Cina. Ma a farle compagnia, per evitare l’effetto isolamento, ci sarà anche un altro corrispondente. A quanto apprende AdgInforma.it, infatti, la Rai ha appena aperto un job posting per la sede di Pechino da dove si dovranno confezionare servizi radio-tv su Cina, Giappone, e dai Paesi del sud est asiatico. In Viale Mazzini cercano in particolare un giornalista con qualifica di caporedattore, vice caporedattore, caposervizio, o inviato da almeno tre anni. Si richiedono ottima conoscenza della lingua inglese ed esperienza in ambito politico/istituzionale o esteri per almeno tre anni. Se si conoscono altre lingue meglio, e in Rai sembra ci siano almeno quattro giornalisti in grado di parlare il cinese. Scadenza invio candidature entro il 30 marzo 2021. Ma la compagnia in Cina non durerà molto. Non è un mistero, infatti, che la Botteri vuole riavvicinarsi alla famiglia. Aveva provato – senza successo – un job posting per Bruxelles. E ora i boatos la raccontano in arrivo a Parigi dove prenderebbe il posto – già da quest’estate – del capo sede Alessandro Cassieri.

IL VOTO IN ISRAELE – Nel frattempo l’ad Rai Fabrizio Salini deve apporre il timbro finale sul job posting di Gerusalemme dove Raffaele Genah (ex Tg1 e ora responsabile della sede) è rimasto solo (Carlo Paris ha salutato l’Azienda il 23 gennaio scorso) e resterà operativo fino a giugno del 2021 quando andrà in pensione. Ma considerando le problematiche relative alla pandemia, la necessità di prendere la residenza, e l’approssimarsi delle elezioni (in Israele il 23 marzo ci sono le elezioni politiche) non c’è davvero tempo da perdere. La cartellina è sul tavolo di Salini ormai da fine 2020. E c’è chi sussurra che per uscire dall’impasse, ormai evidente, l’ad di corrispondenti ne potrebbe nominare addirittura tre…

IL COSTO DELLE SEDI – Nel frattempo – dopo i servizi di Pinuccio per “Striscia la Notizia” – il settimo piano ha risposto a un’interrogazione della Vigilanza Rai proprio sulle sedi all’estero. “Sono 11 e vi lavorano 22 corrispondenti – si legge – e altre figure professionali contrattualizzate direttamente da Rai”. I corrispondenti “non beneficiano di aumenti di stipendio nel momento del loro trasferimento all’estero. Ai giornalisti all’estero, salvo una minima eccezione dovuta alla situazione particolare di singoli Paesi, non vengono forniti alloggi di servizio ma indennità economiche connesse alla professione di corrispondente (corrisposte in relazione al differente costo della vita e degli alloggi), indennità valutate da un soggetto esterno a Rai specializzato in questo genere di consulenze e nell’analisi del costo della vita sui singoli territori”. “Per le 11 sedi, oltre ai giornalisti, lavorano complessivamente circa 90 soggetti contrattualizzati (tra società – alcune selezionate mediante procedure competitive benché l’ambito radiotelevisivo sia escluso dall’applicazione del codice dei contratti pubblici – e professionisti esterni) che vanno dal producer per le news, agli archivisti fino al servizio di pulizia”. “Il budget complessivo annuale per le sedi estere è di poco inferiore ai 5 milioni di euro”. “Il numero complessivo dei servizi tv e radio realizzato dalle sedi è stato di 24.009 nel 2017, 25.647 nel 2018, 25.125 nel 2019 e di 28.226 (ma il numero è ancora provvisorio per difetto) nell’ultimo anno. Il che significa – conclude l’Azienda – che la media di servizi realizzati da ogni singolo corrispondente è di oltre mille e duecento servizi l’anno”.

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