Sharenting: quando i genitori ledono la privacy dei figli. Ne parliamo con Gianluigi Bonanomi

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Foto di Tatiana Syrikova da Pexels

È un neologismo che nasce dall’unione di due parole sharing, condividere, e parenting, genitorialità. Lo sharenting è un ulteriore fenomeno che sta venendo alla luce come aggregato alla pervasiva presenza dei social network all’interno della vita di quasi ognuno di noi. Ma cos’è di preciso? Asetticamente è: la condivisione sui social media di foto e video dei propri figli. Una pratica che, come molte altre riguardano il combinato, privacy, social e immagini porta con sé numerose insidie.

Ne abbiamo parlato con Gianluigi Bonanomi, caro amico ma soprattutto autore del primo libro italiano sullo sharenting.

Gianluigi ci delinei meglio i contorni di questo fenomeno e quali sono i pericoli che si porta dietro?

“Cosa vorrai che sia? È solo qualche foto innocente”. Più o meno è questo quello che sostengono i tanti genitori che non si fanno troppi problemi nel condividere immagini, video e informazioni dei loro figli sui social network e online. Ma è davvero così? Certo, sono solamente delle immagini, nella maggior parte dei casi effettivamente innocenti, non “sessualizzate” diciamo. Ma non dobbiamo dimenticare che viviamo in una società dove l’immagine è tutto e i rapporti sociali non sono più filtrati dall’incontro a quattrocchi. Tutto corre in Rete, è la percezione è ben diversa, soprattutto fra i più giovani.Quali pericoli si porta dietro lo sharenting? A parte l’imbarazzo dei ragazzi ed eventualmente il furto delle foto, si parla anche di cyberbullismo: quando le foto imbarazzanti condivise dai genitori sono usate per attaccare i figli. Ma non è l’unico rischio che si corre quando ci si lascia trasportare dallo sharenting. Come reagireste sapendo che le foto dei vostri figli sono in mano a qualche pedofilo? Sembra impossibile? Mica tanto. Secondo uno studio della Children’s eSafety Commissioner australiana, la metà delle foto scambiate dai pedofili proveniva dalle bacheche di Facebook. Non parliamo necessariamente di bambini nudi mentre fanno il bagno, ma di immagini estremamente innocenti di infanti che nuotano, che giocano o che fanno sport, che vengono condivise fra gruppi di pedofili
C’è anche di peggio, purtroppo. Talvolta i pervertiti non si limitano a condividere queste immagini accompagnandole da commenti volgari, ma le modificano con Photoshop, applicando per esempio le foto del volto di un bimbo sul corpo di un altro, nudo.

Nel tuo libro spieghi come il fenomeno della “vetrinizzazione sociale” porti i genitori a sovraesporre i propri figli online: foto, video e informazioni finiscono sui social prima ancora che i bambini siano al mondo e, dopo, senza il loro consenso. Sembra assurdo doverlo sottolineare ma questo fenomeno ha reso ancor più evidente che anche i minori hanno diritto alla loro privacy anche e soprattutto relativamente alle azioni dei loro genitori…

È fondamentale sensibilizzare ed educare i genitori sui pericoli che si corrono con lo sharenting: le mamme e i papà 2.0 devono essere adeguatamente informati sui rischi connessi e consapevoli delle politiche adottate dai social media utilizzati in tema di privacy. Inoltre, è importante instaurare un dialogo costruttivo con i propri figli adolescenti, rispettando le loro opinioni sui contenuti e su come condividerli.

Nel frattempo, è cresciuto il numero dei bambini e degli adolescenti che hanno deciso di ribellarsi ai genitori. Alla fine, è solo una questione di buon senso. Dobbiamo sempre ricordare che i nostri figli non possono dire di no a un post, un video o un tag che facciamo: quindi, prima di farci risucchiare nel vortice dello sharenting, pensiamoci due volte quando pubblichiamo qualcosa. Nel frattempo, cresce il numero dei bambini e degli adolescenti che hanno deciso di affrontare i genitori.

Hai di recente registrato un Ted che riportiamo integralmente qui sotto e che consigliamo a tutti di vedere con attenzione, vuoi però anticiparci qualche consiglio su come condividere foto e video in tutta sicurezza e nel pieno rispetto dell’identità digitale dei figli?

Certo, ecco cinque regole molto semplici.

  1. Definire una policy condivisa da tutta la famiglia su cosa si può fotografare e cosa no
    2. Stabilire cosa si può condividere e su quali canali
    3. Controllare costantemente le opzioni relative alla privacy
    4. Fare molta attenzione ai dettagli, scegliendo inquadrature sicure
    5. Prima di fare sharenting, pensaci due volte.